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	<title>Altroquando &#187; libri</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Murakami Haruki &#8211; 1Q84 &#8211; Einaudi &#8211; 20€</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 22:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[haruki murakami]]></category>

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		<description><![CDATA[Un assaggio del nuovo libro di Murakami...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8751" title="1q84" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/1q84.jpg" alt="" width="250" height="347" />Il venerdì come al solito, la sua amica andò a trovarlo. La pioggia era cessata, ma il cielo era avvolto da una coltre uniforme di nuvole grigie. Mangiarono qualcosa di leggero, e andarono a letto. Mentre facevano sesso, Tengo continuò a pensare a varie cose in modo frammentario, senza però che ciò rovinasse il piacere fisico dell’atto sessuale. Come sempre lei seppe tirar fuori con abilità il desiderio che si era accumulato in lui durane la settimana, e soddisfarlo rapidamente. E anche lei riuscì a trarne pieno appagamento. Come un bravo consulente tributario che trova una gioia profonda nei complicati calcoli delle cifre sui registri contabili. Ma ciò nonostante, si accorse che l’attenzione di Tengo era distratta da qualcosa.</em></p>
<p><em>- In questi ultimi tempi il whisky è diminuito notevolmente, &#8211; disse. Aveva poggiato la mano sul petto robusto di Tengo e stava assaporando il piacere del dopo sesso. All’anulare portava un anello matrimoniale con diamante, piccolo ma molto luminoso. Il suo commento si riferiva alla bottiglia di Wild Turkey che già da molto tempo vedeva sempre su uno scaffale. Come molte donne di mezza età che hanno relazioni sessuali con uomini più giovani, era attenta a ogni piccolo mutamento dell’ambiente.</em></p>
<p><em>- Negli ultimi tempi mi sveglio spesso di notte, disse Tengo.</em></p>
<p><em>- Non sarai mica innamorato?</em></p>
<p><em>Tengo scosse la testa</em></p>
<p><em>- Non sono innamorato.</em></p>
<p><em>- Problemi di lavoro, allora?</em></p>
<p><em>- No, il lavoro va bene. Anche se non so in quale direzione proceda.</em></p>
<p><em>- Ciò nonostante, si direbbe che qualcosa ti preoccupi.</em></p>
<p><em>- Non saprei. E’ che non dormo. Di solito non mi succede. Anzi in genere dormo profondamente.</em></p>
<p><em>- Povero piccolo Tengo, &#8211; disse lei, e cominciò a massaggiargli delicatamente i testicoli con il palmo della mano senza anello. – E fai brutti sogni?</em></p>
<p><em>- Non sogno quasi mai, &#8211; disse Tengo. Era la verità.</em></p>
<p><em>- Io sogno spesso. E capita anche che lo stesso sogno si ripeta più volte. Tanto che sognando me ne accorgo e mi dico: “Ma questo l’ho già sognato”. Non ti sembra strano?</em></p>
<p><em>- Che tipo di sogni fai?</em></p>
<p><em>- Per esempio sogno una capanna in una foresta.</em></p>
<p><em>- Una capanna in una foresta, ripeté Tengo. Pensò a delle persone in una foresta. I ghiliachi, i Little People, e Fukaeri. – Che tipo di capanna?</em></p>
<p><em>- Ti interessa davvero saperlo? Non ti annoiano i sogni degli altri?</em></p>
<p><em>- No, per niente. Se ti va, mi fa piacere ascoltarti, &#8211; disse Tengo sincero.</em></p>
<p><em>- Cammino da sola attraverso una foresta. Non è cupa e sinistra come quella in cui si perdono Hansel e Gretel. E’ una foresta piena di spazio e luce E’ pomeriggio, il clima è caldo e piacevole, e io cammino spensierata. A un certo punto mi trovo davanti a una piccola casa. Ha il camino, un piccolo portico e alle finestre tendine di percalle a quadretti. Insomma, ha un’aria molto accogliente. Busso alla porta e dico “Buongiorno”. Ma non c’è risposta. Riprovo a bussare più forte, e questa volta la porta si apre da sola. Probabilmente non era chiusa bene. Entro nella casa, chiedendo permesso: “Buongiorno. C’è nessuno? Posso entrare?”</em></p>
<p><em>Massaggiandogli dolcemente i testicoli, lo guardò in viso.</em></p>
<p><em>- Fin qui sono riuscita a comunicarti l’atmosfera? – gli chiese-</em></p>
<p><em>- Sì, certo.</em></p>
<p><em>- E’ una casetta di una stanza sola. Costruita in modo estremamente semplice. C’è una piccola cucina, un letto, un tavolo. Al centro c’è una stufa a legna, e sul tavolo è servito in modo ordinato un pranzo per quattro persone. Dai piatti si leva un vapore bianco. Però in casa non c’è nessuno. Siccome tutto è pronto per il pranzo, la sensazione è che sia successo qualcosa di strano, per esempio che all’improvviso sia apparso un mostro, e tutti siano fuggiti via in fretta. Ma le sedie non sono in disordine. Tutto è tranquillo, tutto sorprendentemente normale. Solo che non c’è nessuno.</em></p>
<p><em>- Che tipo di cibo c’è in tavola?</em></p>
<p><em>Lei inclinò la testa.</em></p>
<p><em>- Questo non me lo ricordo. Già, cosa c’è nei piatti? Però penso che la questione fondamentale non è tanto il contenuto dei piatti, ma il fatto che il cibo è stato appena cucinato, ancora fumante. Comunque sia, io mi siedo su una delle sedie, e aspetto che la famiglia che vive lì ritorni a casa. Ho bisogno di aspettare che tornino. Per quale ragione ne abbia bisogno, non so dirlo. Trattandosi di un sogno, è ovvio che non tutte le circostanze si possono spiegare in modo preciso. Forse per farmi indicare la strada del ritorno, oppure perché devo prendere qualcosa, una ragione del genere. Insomma, aspetto lì che rientrino a casa. Però passa un sacco di tempo, e non si vede nessuno. I piatti continuano a fumare. Nel vederli mi viene una fame terribile. Ma, per quanta fame possa avere, non essendo casa mia, è impensabile che tocchi il cibo di quelle persone in loro assenza. Non credi sia naturale un pensiero del genere?</em></p>
<p><em>- Sì, credo di sì, &#8211; disse Tengo. – Ma trattandosi di un sogno non potrei dirlo con sicurezza.</em></p>
<p><em>- Mentre sto lì ad aspettare, a un certo punto scende il tramonto. Dentro la capanna inizia a farsi scuro. Vorrei accendere la luce, ma non so come fare. Comincia a crescermi l’ansia. Poi tutt’a un tratto mi accorgo di una cosa. Incredibilmente, la quantità di vapore che si solleva dai piatti non è per niente diminuita, da quando sono entrata. Anche se sono passate diverse ore, il cibo è ancora fumante. Allora comincio a pensare che ci sia qualcosa di strano. Qualcosa che non va. E lì il sogno finisce.</em></p>
<p><em>- E non sai cosa succede dopo?</em></p>
<p><em>- Sono sicura che dopo qualcosa debba accadere, &#8211; disse lei. – Il sole tramonta, io non conosco la strada del ritorno e sono da sola in quella capanna sconosciuta. Qualcosa sta per accadere. E ho la sensazione che si tratti di una cosa non troppo piacevole. Ma il sogno si interrompe lì. E l’ho già fatto tante tante volte.</em></p>
<p><em>Smise di accarezzare i testicoli di Tengo, e gli appoggiò la guancia sul petto.</em></p>
<p><em>- Forse questo sogno vuole suggerirmi qualcosa, &#8211; disse.</em></p>
<p><em>- Per esempio?</em></p>
<p><em>Lei non risposa alla domanda, e gliene fece un’altra.</em></p>
<p><em>- Tengo, vuoi sapere qual è l’aspetto di questo sogno che mi fa più paura?<img class="alignright size-full wp-image-8748" title="murakami" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/murakami.jpeg" alt="" width="262" height="192" /></em></p>
<p><em>- Sì, dimmi.</em></p>
<p><em>Lei espirò profondamente, e Tengo sentì sul capezzolo un soffio, simile a una folata di vento caldo che attraversa uno stretto. – E’ che quel mostro potrei essere io. Una volta mi è balenata questa possibilità. Se fossero fuggiti via in fretta, interrompendo il loro pasto, proprio perché hanno visto me che mi avvicinavo alla capanna? In questo caso, finché io sarò lì non potranno rientrare. Eppure io devo restare lì ad aspettare il loro ritorno. Questo pensiero mi fa paura. E’ una situazione senza via d’uscita. Non credi?</em> […]</p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haruki_Murakami">Murakami Haruki</a> &#8211; 1Q84 &#8211; <a href="http://www.einaudi.it/">Einaudi</a> (20€)</strong></p>
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		<item>
		<title>Nessuno da solo &#8211; di Veit Heinichen &#8211; edizioni e/o &#8211; martedì 13 dicembre ore 19.00</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2011/11/21/nessuno-da-solo-di-veit-heinichen-edizioni-eo-martedi-13-dicembre-ore-19-00/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 21:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni e/o]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione del libro "Nessuno da solo", per la collana "Noir mediterraneo" della casa editrice e/o...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>altroquando presenta:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>NESSUNO DA SOLO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>di Veit Heinichen</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.edizionieo.it/">edizioni e/o</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/nessuno-da-solo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8725" title="nessuno-da-solo" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/nessuno-da-solo.jpg" alt="" width="172" height="267" /></a></strong></p>
<p>Per la collana &#8220;Noir mediterraneo&#8221;, la casa editrice e/o pubblica il settimo romanzo di questo autore tedesco che ormai vive da diversi anni a Trieste e qui ambienta le inchieste del commissario Laurenti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>IL MARE RESTITUISCE TUTTO.</strong></p>
<p><em> Era ormai dai tempi del viaggio in Italia di Goethe, Byron e Shelley che gli italiani si erano abituati alla vista di turisti abbigliati in modo strano. Spettacolo che – da quando i parenti emigrati nel nord Europa tornavano a casa per le vacanze estive – aveva cessato di scatenare in patria commenti sprezzanti. E la globalizzazione del cattivo gusto era stata accelerata dalla diffusione del pret-à-porter di massa, degli outlet e dei centri commerciali.</em></p>
<p><em>Ciononostante Harald Bierchen riuscì a calamitare lo sguardo dei passanti che quel tardo pomeriggio estivo andavano dalle Rive al Molo Audace, al termine del quale una pesante bitta color bronzo indicava la direzione dei venti. L’uomo, alto e massiccio, indossava stazzonati pantaloni di lino chiaro, deformati dalle tasche rigonfie, e una camicia a mezze maniche di cui un lembo gli pendeva fuori dai calzoni, lasciando vedere la pancia adiposa che straripava oltre la cintura, e il cui motivo a righe rosa pallido s’intonava al colore della pelle.</em></p>
<p><em>Ai piedi portava comuni sandali di plastica, di quelli che gli ambulanti africani vendono per un paio di euro. La brezza gli scompigliava le lunghe ciocche di capelli biondo cenere, che l’uomo si ravvivava di continuo, spingendole via dalla fronte in modo da nascondere una grossa chiazza di calvizie. Un paio di occhiali da sole a mascherina gli copriva il viso che, come il resto del corpo, aveva la forma di una pera. Una brutta scottatura, evidente soprattutto sul naso a patata e sulle guance carnose, riluceva attraverso diversi strati di crema protettiva spalmata alla meno peggio. L’orologio, che un intenditore avrebbe valutato intorno ai ventimila euro, brillò sotto il sole quando il gigante portò la mano sinistra alla fronte e guardò in direzione del mare. Con l’aiuto del diesel, un due alberi con le vele color ruggine terzarolate si avvicinava in direzione del colosso che gesticolava sulla banchina. I passanti non poterono fare a meno di fermarsi quando di lì a poco la barca, sulla cui prua era impresso a lettere dorate il nome Greta Garbo, accostò alla banchina per lungo, e una prosperosa e abbronzatissima bellezza mediterranea, con un succinto abito bianco, saltò a terra a piedi nudi con in mano una cima per attraccare lo yacht al molo e aiutare il mastodonte a salire a bordo. I lunghi capelli color rame ondeggiavano al vento e, al pari delle sue curve, distoglievano l’attenzione dai tratti grossolani del viso troppo truccato. Parlando in inglese, la donna pregò con insistenza il colosso di levarsi le scarpe, ma l’omone percorse il ponte a passi pesanti, come se non l’avesse sentita, e si lasciò cadere su una poltrona con un grugnito di soddisfazione.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8230;</em></p>
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		<title>ASSOLUZIONE DI UN AMORE – JEAN COTI – Affinità elettive edizioni – 14€</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 17:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[...il romanzo di una generazione tra politica, ribellione e sentimento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1977, anno in cui veniva scritto questo romanzo, io non ero nemmeno nata. L’eco degli avvenimenti di quel periodo è però giunto fino ad oggi. I nostri genitori sono cresciuti passando dalle emozioni del movimento studentesco della fine degli <img class="alignright size-full wp-image-5029" title="tano" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/tano.jpg" alt="" width="200" height="150" />anni sessanta alla lotta armata, al terrorismo delle brigate rosse fino all’omicidio di Aldo Moro (9 Maggio 1978). Poi tutto è cambiato. Se il motto dei più (tra cui il grande scrittore Sciascia) prima di quel tragico avvenimento era “ne con questo stato, ne con le brigate rosse”, alla luce di quel gesto estremo ci fu un unanime passo indietro. Di fronte alla “fermezza” delle istituzioni, tutti furono obbligati a scegliere da che parte stare: con quello stato (il presidente del consiglio era Andreotti) o con le brigate rosse.</p>
<p>Ma nel 1977 era possibile che un dirigente della Confindustria fosse organico alle brigate rosse? E che un giudice ex sessantottino sposasse la causa del terrorismo, <img class="alignleft size-full wp-image-5030" title="cacciatalama" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cacciatalama.jpg" alt="" width="270" height="200" />più per amore di ciò che gli rievocava che per veri e propri ideali? Oggi queste cose raccontate da Jean Coti possono sembrare incredibili e invece, rileggendo le cronache di quegli anni, sono realistiche.</p>
<p>Le brigate rosse destavano una certa ammirazione, non solo nell’ambito della galassia extraparlamentare di sinistra, ma anche in alcuni ambienti dell’opinione pubblica, non tanto per le loro posizioni ideologiche (i loro “comunicati” erano prolissi e maniacali) quanto per la loro efficienza nelle operazioni “militari” e per la loro capacità di sottrarsi alle forze dell’ordine.</p>
<p>Ai giorni nostri è facile ipotizzare fitte trame di potere, simpatie rivoluzionarie da parte del potere stesso o finti atti terroristici di cui si immaginano i mandanti, <img class="alignright size-full wp-image-5031" title="attaccouniversita2" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/attaccouniversita2.jpg" alt="" width="270" height="200" />ormai niente ci stupisce più. Ma quando l’autore scrive questo instant book può solo supporlo. È il 1977, Moro non è morto, a Roma come nelle altre grandi città italiane si crede ancora nella forza della protesta…e solo qualche anno più tardi gli stessi che urlavano in piazza si possono incontrare, sempre per le strade, ma alla ricerca di ben altri sogni. Oppure dietro qualche scrivania a ricoprire ruoli di quel potere che tanto contestavano.</p>
<p>Anche questa è un’altra storia però, perché Angelica, la protagonista del libro, non è mai tornata indietro. Ha titubato, ha dubitato, ha avuto paura, ma non ha mai tradito i suoi ideali. Perfino quando il suo concetto di giustizia non combaciava con i piani, il suo coraggio e la sua determinazione l’hanno spinta ad andare avanti.</p>
<p>Forse l’assoluzione del titolo si riferisce proprio all’abnegazione con cui Angelica si dedica alla rivoluzione, finendo per perdere la cosa più importante, la propria libertà, e senza concedersi neanche le gioie dell’amore.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5033" title="piazzaindipendenza2febbraio77" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/piazzaindipendenza2febbraio77.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>La terza parte del libro è in bianco, nove capitoli vuoti, forse ancora tutti da scrivere, forse perché non c’è più niente da dire, o forse perché come suggerisce Gian Franco Berti, amico dell’autore, grazie al quale questo piccolo libro è stato pubblicato dopo trent’anni, questa è una storia infinita.</p>
<p>La stesura del libro ed il ritrovamento del dattiloscritto a distanza di 33 anni è una bella storia nella storia che ci rimanda a tempi ancora più lontani, a quell’età dell’oro quando l’amicizia era ancora un valore.</p>
<p>Il testo, di facile lettura, è adatto sia ai molto giovani che ancora non conoscono gli avvenimenti di quegli anni così pieni di cambiamenti, sia a coloro che li hanno vissuti con coscienza, o anche a chi quel periodo lo ha subito, cercando di voltarsi dall’altra parte…</p>
<p>Un’ultima annotazione sulla casa editrice <a href="http://www.edizioniae.it/">“Affinità Elettive”</a>: decentrata, radicata sul territorio, pubblica libri di qualità ed è gestita da una donna. Ha tutti i requisiti per un sicuro successo.</p>
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		<title>Nebbia sul ponte di Tolbiac – Delitto al luna park – Lèo Malet e Tardi – Bur editore – 18,50€</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2010/06/15/nebbia-sul-ponte-di-tolbiac-%e2%80%93-delitto-al-luna-park-%e2%80%93-leo-malet-e-tardi-%e2%80%93-bur-editore-%e2%80%93-1850e/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 16:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>

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		<description><![CDATA[“La potenza e il fascino del tratto, la nostalgica poesia degli sfondi, il realismo che accentuava paradossalmente il fantastico, tutto mi spingeva a pensare che Tardi fosse la persona giusta..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il disegnatore francese Jacques Tardi traduce in fumetto le atmosfere parigine nelle quali si aggira Nestor Burma così come le abbiamo immaginate leggendo i libri di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Léo_Malet">Lèo Malet</a>.</p>
<p>La scelta del bianco e nero ben si presta alla Parigi degli anni 50, perennemente sotto la pioggia o avvolta nella nebbia, per<img class="alignright size-full wp-image-4736" title="tardi" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/tardi.jpg" alt="" width="200" height="350" />rendere ancora più misteriosi i luoghi già abbastanza inquietanti descritti dall’autore. “…È una nebbia in cui formicolano migliaia di piccole luci che vengono da lontano”.</p>
<p>In ogni episodio della serie “i misteri di Parigi”, quindici in tutto, viene descritto un arrondissement, coprotagonista indiscusso, con le sue vie, i suoi ponti, i vicoli ciechi e i nascondigli provvidenziali. Questi due episodi si svolgono rispettivamente nel XIII e nel XII. Alla fine di ogni puntata trovate la piantina con evidenziati i luoghi dove si sviluppa l’azione.</p>
<p>Nato come risposta francese al belga Simenon, anarchico, politicamente scorretto, Lèo Malet gratifica la Francia ed asseconda lo sciovinismo francese.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4737" title="placeitalie" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/placeitalie.jpg" alt="" width="200" height="300" />Pur non amando la nona arte, un giorno passando davanti ad una libreria rimane colpito dai disegni di Tardi. “La potenza e il fascino del tratto, la nostalgica poesia degli sfondi, il realismo che accentuava paradossalmente il fantastico, il clima d’insieme, tutto mi spingeva a pensare che Tardi fosse la persona giusta nel caso in cui, un giorno…perché no? Si può sempre sognare. È una vita che non faccio altro”.</p>
<p>Così finalmente vede prender vita i suoi personaggi, che neanche lui si era mai immaginato. Soprattutto la protagonista femminile di “Nebbia sul ponte di Tolbiac”, la zingara Bélita Moralès, che appare la prima volta in questo racconto, muore (oops, forse non dovevo rivelarvi il finale, ma se leggete la prefazione al volume lo avreste saputo ugualmente) per poi rivivere in altri romanzi della serie.</p>
<p>Ed al romanzo in questione Malet è particolarmente affezionato, perché, costretto dall’editore a consegnare la prima parte senza possibilità di rivederla, si è trovato di fronte ad un testo nuovo, che si allontana dal suo stile classico, reinventandolo.</p>
<p>Ora che i suoi testi sono diventati introvabili, la Rizzoli pubblica i fumetti, e noi ne approfittiamo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4739" title="Leomalet" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/Leomalet.jpg" alt="" width="150" height="200" /></p>
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		<title>Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard – Said Sayrafiezadeh – Nottetempo editore – 18 €</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2010/03/02/quando-verra-la-rivoluzione-avremo-tutti-lo-skateboard-%e2%80%93-said-sayrafiezadeh-%e2%80%93-nottetempo-editore-%e2%80%93-18-e/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 19:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nottetempo]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Con ironia e disincanto esordisce Said Sayrafiezadeh, raccontandoci la propria storia, facendoci riflettere su come le scelte dei genitori influiscano tanto nella vita di un figlio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Sotto il capitalismo, tutti hanno i loro problemi”.</p>
<p>Compreso Said, figlio di un’ebrea americana e di un iraniano, entrambi sposati alla causa socialista nell’America imperialista degli anni 70 – 80.</p>
<p>Il padre, attivo politicamente, è assente giustificato nella vita del figlio; la madre, completamente dedita alla divulgazione degli ideali del partito, ferocemente indignata contro i “ricchi porci”, è per ciò in una povertà intenzionale ed autoinflitta.</p>
<p>Ah, ma quando arriverà la rivoluzione…quando la giustizia trionferà… allora il povero Said potrà finalmente vivere come tutti i suoi amici, con le merendine, la cioccolata, la stanza piena di giochi…</p>
<p>Solo quando gli skateboard saranno gratis, infatti, lui potrà averne uno.</p>
<p>La storia di un bambino che ha subìto l’attivismo politico dei genitori senza mai comprenderlo a pieno, neanche una volta adulto.</p>
<p>Un’infanzia non vissuta, tra ricordi di manifestazioni, dibattiti, privazioni incomprensibili che lo rendono più diverso di quanto già non si senta, essendo iraniano durante la guerra contro l’Iran.</p>
<p>Con ironia e disincanto esordisce Said Sayrafiezadeh, raccontandoci la propria storia, facendoci riflettere su come le scelte dei genitori influiscano tanto nella vita di un figlio.<img class="alignright size-full wp-image-3354" title="sayrafiezadeh" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/sayrafiezadeh.jpg" alt="" width="133" height="133" /></p>
<p>Ma è proprio qui che il libro ci fa più sorridere, nella descrizione delle imposizioni incomprensibili che calano dall’alto della grandezza dei genitori.</p>
<p>Si può impedire a un bambino di mangiare l’uva per appoggiare la causa dei braccianti? E dove sta allora il libero arbitrio, la volontà dell’uomo? Se un bambino non è ancora in grado di scegliere, è giusto imporgli la propria scelta perché si pensa sia quella giusta?</p>
<p>Può affrontare ogni giorno due ore di pullman per raggiungere una scuola più proletaria di quella dietro casa?</p>
<p>L’autore con questa autobiografia si schiarisce la voce richiamando l’attenzione del padre, scrivendo quello che non è mai riuscito a dirgli nei pochi momenti di intimità; rimprovera affettuosamente la madre, rivelandogli tutte le difficoltà cui è andato incontro a causa della sua impostazione politica. Si confessa, raccontando non senza sensi di colpa di aver rubato ciò che gli era negato, di aver guardato tv di nascosto, di aver invidiato ragazzini più fortunati. Si autoassolve, giustificando le sue frivolezze e le sue ambizioni d’attore con le sofferenze infantili.</p>
<p>Il tempo che non gli è stato concesso da bambino se lo riprende con questo libro, nella speranza che i suoi genitori trovino, come noi, il momento per ascoltarlo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3355" title="logo_nottetempo" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/logo_nottetempo.jpg" alt="" width="500" height="159" /></p>
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		<title>LA MORTE DI BUNNY MUNRO – NICK CAVE – FELTRINELLI – 16,50€</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 21:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[bunny munro]]></category>
		<category><![CDATA[nick cave]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo romanzo della rockstar australiana Nick Cave, La morte di Bunny Munro è uno di quei libri per cui viene voglia di gridare al capolavoro. Il mondo in cui Bunny Munro vaga eternamente ubriaco e arrappato, tra Cormac McCarthy e Kyle Minogue e Ballard e Avril Lavigne, è il nostro mondo ma è soprattutto la creazione di un genio... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><em>Sono finito, pensa Bunny Munro in quell’attimo improvviso di consapevolezza riservato a chi ha i giorni contati. Ha la sensazione di aver commesso un grave errore, ma è una sensazione che passa in un lampo terribile e sparisce, lasciandolo in una stanza del Grenville Hotel in mutande, solo con se stesso e la sua fame. Chiude gli occhi e s’immagina una vagina a caso, poi si siede sul bordo del letto e, lentamente, si appoggia alla testata imbottita. S’incastra il cellulare sotto il mento e rompe con i denti il sigillo di una bottiglietta mignon di brandy. Si vuota la bottiglietta in gola, la lancia da qualche parte, poi rabbrividisce, ha un conato di vomito e dice nel telefono “non preoccuparti, amore, andrà tutto bene”.</em></p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-2794" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cave.jpg" alt="" width="374" height="470" /></p>
<p class="MsoNormal"><em>“Ho paura, Bunny,” dice Libby, sua moglie.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>“Di cosa hai paura? Non c’è niente di cui aver paura.”</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>“Di tutto. Ho paura di tutto.”.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>Ma Bunny avverte qualcosa di strano nella voce di sua moglie, i timidi violoncelli sono spariti e al loro posto c&#8217;è un forte violino stridulo che sembra suonato da una scimmia scappata dallo zoo, o qualcosa del genere. Bunny se ne accorge ma non riesce a capire bene cosa significhi.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>&#8220;Non dire così. Lo sai che non serve a niente,&#8221; le dice e, come in segno d&#8217;amore, fa un tiro profondo dalla sua Lambert &amp; Butler. E allora che capisce – il babbuino al violino, l&#8217;inconsolabile spirale discendente di sua moglie – e dice &#8220;Cazzo!&#8221; mandando due furiosi pennacchi di fumo dalle narici.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>&#8220;Non hai preso il Tegretol? Libby, dimmi che hai preso il Tegretol!&#8221;</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>Un silenzio dall&#8217;altra parte della linea, poi un singhiozzo spezzato, lontano.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>&#8220;Ha chiamato ancora tuo padre, non so cosa dirgli. Non so cosa vuole. Grida, mi insulta,&#8221; dice Libby.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>&#8220;Dio santo, Libby hai sentito cos&#8217;ha detto il dottore. Se non prendi il Tegretol ti deprimi. e sai benissimo che è pericoloso se ti deprimi. Quante cazzo di volte devo dirtelo?&#8221;&#8230;</em></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em>La morte di Bunny Munro – Nick Cave – Feltrinelli – 16,50€</em></strong></p>
<p class="MsoNormal">Per chi volesse approfondire la questione, segnaliamo questo <a href="http://www.bunnymunro.com/">link</a>, dove si può vedere ma soprattutto ascoltare il buon Cave alle prese con alcune pagine di Bunny Munro. Ma prima leggetelo, &#8217;sto libro!</p>
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		<title>FRANK CAPRA – VITO ZAGARRIO – MARSILIO</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 19:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[frank capra]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[marsilio]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[zagarrio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le ultime uscite della casa editrice Marsilio, una delle più prestigiose per quanto riguarda i libri di cinema, segnaliamo questo volume dedicato al regista italo-americano Frank Capra. Passato alla storia come il regista dei buoni sentimenti e dell'ottimismo, con annessa visione natalizia di La Vita è Meravigliosa, Frank Capra secondo la lettura che ne dà Vito Zagarrio possiede invece una complessità insospettabile in superficie... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
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<p class="MsoNormal"><strong>FRANK CAPRA – VITO ZAGARRIO – MARSILIO – 26€  <img class="alignright size-full wp-image-2663" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/capra1.jpg" alt="" width="190" height="280" /><br />
</strong></p>
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<p class="MsoNormal"><span>Frank Capra più di ogni altro seppe incarnare lo spirito del new–<span>deal, che ad Hollywood fu declinato secondo i versanti dell&#8217;ottimismo, inguaribile ottimismo, della fiducia nelle capacità del popolo americano (c’era la grande depressione da superare), nonchè della fede cieca e illimitata circa le sorti delle giovane, ma già gloriosa democrazia stelle e strisce, qualunque cosa ciò volesse dire. Comunque sia, Capra fu il più efficace cantore di tale sistema valoriale – certo più complesso rispetto al quadro qui tratteggiato – eguagliato forse solo dal Ford di </span><em>Alba di Gloria</em><span> e di </span><em>Furore</em><span>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-full wp-image-2661" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/accaddedom.jpg" alt="" width="100" height="150" />Ora, tali caratteristiche possono essere interpretate fondamentalmente in due modi: o si dice che i Capra, e i Ford, furono oltre che grandi registi anche efficaci propagandisti di valori essenzialmente positivi e sinceramente democratici; oppure si dice che i loro film, come ad esempio </span><em>La Vita è Meravigliosa</em> o<em> Mr. Smith va a Washington </em>di Capra<span>, furono invece espressione di un’ideologia conservatrice e populista. Manifesti reazionari insomma, oltre che stucchevoli nella forma. In entrambi i casi, a Ford venivano accordate una problematicità, un’ambiguità e una tensione sconosciute a Capra.  <img class="alignright size-full wp-image-2665" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/stewart.jpg" alt="" width="200" height="262" /><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Forse per invertire questa tendenza, e per dare a Capra ciò che è di Capra, la Marsilio ha recentemente pubblicato una monografia dedicata al regista di <em>Accadde Una Notte</em><em>: </em><em><strong>Frank Capra. Il cinema americano tra sogno e incubo</strong></em>, €26.<span> </span>Come recita l’introduzione di Vito Zagarrio, autore oltre che di questo volume anche del &#8220;castorino&#8221; dedicato a Capra, <em><strong>Frank Capra. Il cinema americano tra sogno e incubo</strong></em> è “una proposta di controlettura” dell’opera del regista italoamericano, un tentativo di rivalutazione alla luce della più recente bibliografia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft size-full wp-image-2667" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/mrdedds.jpg" alt="" width="180" height="280" /></p>
<p class="MsoNormal"><span> Un libro che si sofferma soprattutto sul primo Capra (1929-34), quello cioè secondo Zagarrio meno riconciliato, e a cui meglio si applica il concetto di “non–lieto fine”: cioè una rilettura dei famosi happy end capriani. Talmente enfatici da risultare non reali, posticci, e quindi segno di una complessità che richiede uno sguardo critico più profondo, che non si lasci ingannare dalle apparenze del volemose bene capriano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una visione originale, quella di Zagarrio, che vale la pena di approfondire. Buona lettura. </span></p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>The Cremaster Cycle, Matthew Barney, Guggenheim Museum, 80€</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 18:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[cremaster cycle]]></category>
		<category><![CDATA[guggenheim museum]]></category>
		<category><![CDATA[matthew barney]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver creduto nelle potenzialità di Barney e averlo prodotto quindici anni fa, il Guggenheim Museum di New York pubblica 500 pagine illustrate sull’opera completa, un libro fantastico per gli appassionati di quest’artista...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">THE CREMASTER CYCLE – MATTHEW BARNEY &#8211; <span>Guggenheim Museum</span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-2599" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cremaster-cycle-the-dl-1.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Film, sculture, fotografie, musica, istallazioni. Nell’arco di otto anni Matthew Barney scrive, dirige e interpreta il Cremaster Cycle.</p>
<p class="MsoNormal">Cinque film, dal 1994 al 2002, in volontario disordine cronologico ( IV, I, V, II, III ), che ripercorrono il cammino della creazione.</p>
<p class="MsoNormal">Il titolo è di per se indicativo, anche se l’argomento è trattato per lo più in maniera allegorica.</p>
<p class="MsoNormal">Satiri, dirigibili, edifici fallici affollano la mente dell’autore insieme a sciami di api, alveari e donne costrette<img class="alignright size-full wp-image-2601" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/the-cremaster-cycle.jpg" alt="" width="300" height="450" /> in busti fetish alla Joel Peter Witkin. Foto da Rotten.com e asportazioni chirurgiche di organi genitali si alternano a paesaggi freddi e desolati, ad animali antropomorfi, alle immagini di veri assassini. Le musiche spaziano da Johnny Cash agli Slayer.</p>
<p class="MsoNormal">Un viaggio surreale e onirico nell’inconscio. Riferimenti letterari e citazioni cinematografiche aiutano a immedesimarsi in questo delirio.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Dopo aver creduto nelle potenzialità di Barney e averlo prodotto quindici anni fa, il Guggenheim Museum di New York pubblica 500 pagine illustrate sull’opera completa, un libro fantastico per gli appassionati di quest’artista, per chi vuole arricchire la propria conoscenza in materia o vuole avvicinarsi per la prima volta a uno dei principali esponenti dell’arte contemporanea.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Claudia</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-2608" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cremaster1.jpg" alt="" width="500" height="350" /></p>
<p class="MsoNormal">
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<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
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		<title>SU KUBRICK – JAMES NAREMORE – KAPLAN</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2010/01/02/su-kubrick-james-naremore-kaplan-24e/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 15:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema recensoni]]></category>
		<category><![CDATA[kaplan]]></category>
		<category><![CDATA[Kubrick]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[naremore]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultima apparizione in ordine di tempo all'interno dell'immensa bibliografia esistente, Su Kubrick di James Naremore (Kaplan) si segnala per l'approccio analitico alla materia, che tende a leggere l'opera kubrickiana “alla luce dell’estetica del grottesco”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-full wp-image-2585" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/clockwork.jpg" alt="" width="250" height="353" /></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Su Stanley Kubrick sono stati pubblicati in Italia <a href="http://www.altroquando.com/2009/03/03/michael-herr-con-kubrick/">moltissimi</a> libri,tanto da farne l’autore cinematografico più &#8220;criticato&#8221;, insieme a pochi altri mostri sacri come Fellini, Pasolini o Hitchcock.</p>
<p class="MsoNormal"><span>A questo proposito, vi proponiamo l’ultima uscita in materia:</span><em> Su Kubrick, di James Naremore, Kaplan, </em>24€<span>.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span>Il libro di Naremore, originariamente apparso in Inghilterra nel 2007, è diviso in sei parti: un prologo che contiene elementi biografici, soffermandosi sul rapporto che Kubrick ebbe con Hollywood e con il proprio contesto culturale, in un momento di passaggio dal modernismo al postmodernismo (e Naremore vede in Kubrick &#8220;l&#8217;ultimo dei modernisti&#8221;); quattro capitoli centrali in cui vengono analizzati i film di Kubrick, ad eccezione di</span><em> Spartacus</em><span> (che come sappiamo non è in toto ascrivibile al regista newyorchese, entrato nel progetto a riprese iniziate); infine un epilogo che presenta, in aggiunta alle conclusioni di rito, un’analisi di </span><em>A.I. Intelligenza Artificiale</em><span> che compara il progetto di Kubrick alla effettiva realizzazione che ne fece Spielberg. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un libro originale, una lettura dei film kubrickiani “alla luce dell’estetica del grottesco”. </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Nicholas Ray, a cura di Emanuela Martini, Il Castoro, 26€</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 00:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[emanuela martini]]></category>
		<category><![CDATA[il castoro]]></category>
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		<category><![CDATA[nicholas ray]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[torino film festival]]></category>

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		<description><![CDATA[A Nicholas Ray, il regista di La Gioventù Bruciata e Johnny Guitar, l'ultima edizione del Torino Film Festival ha dedicato un'approfondita retrospettiva. E puntuale come sempre, presso i tipi del Castoro esce una nuova monografia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nicholas Ray, a cura di Emanuela Martini, Il Castoro, 26€</strong></p>
<p><a href="http://"><img class="alignleft size-full wp-image-2544" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/ray.jpg" alt="" width="220" height="320" /></a>A Nicholas Ray, il regista di <em>La Gioventù Bruciata</em> e<em> Johnny Guitar</em>, l&#8217;ultima edizione del Torino Film Festival ha dedicato un&#8217;approfondita retrospettiva. E puntuale come sempre, presso i tipi del Castoro esce una nuova monografia.</p>
<p>Nicholas Ray fu, insieme a Robert Aldrich, Samuel Fuller e pochi altri, uno degli innovatori del cinema hollywoodiano degli anni cinquanta e beniamino della nouvelle vague (troverete nel libro un intervento di Jean Luc Godard). Un cinema non ancora in crisi &#8211; si dovrà aspettare il decennio successivo infatti &#8211; ma che mostra i primi segni di decadenza, le prime crepe. I generi, caposaldo dell&#8217;industria di Hollywood, iniziano ad essere meno monolitici, venendo via via sempre meno le solide basi ideologiche su cui si erano fondati. E fu proprio attraverso i generi che registi come Aldrich e Ray furono capaci di articolare un loro proprio e originale discorso. Basti pensare a <em>Johnny Guitar</em> di Ray, in cui il western si fonde con la violenza cromatica del melodramma, sulla scia di altri sur-western come <em>Duello al Sole</em>, dando vita ad un film particolarmente allucinato in cui, fatto più unico che raro nei western, l&#8217;eroe è un&#8217;eroina: Joan Crawford, per l&#8217;esattezza.  <a href="http://"><img class="alignright size-full wp-image-2546" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/guitar.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a></p>
<p>Di questo e molto altro parla il volume curato da Emanuela Martini. Oltre a biografia, filmografia e un curato apparato iconografico, oltre a testi dello stesso Ray, il libro è reso ancora più ricco da interventi di critici e appassionati dell&#8217;opera di Ray, tra cui spicca (forse per debolezza di scrive) l&#8217;intervista allo scrittore americano Jonathan Lethem.</p>
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