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	<title>Altroquando &#187; minimum fax</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Novità in libreria</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 23:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[3D]]></category>
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		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[le mani]]></category>
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		<category><![CDATA[rubbettino]]></category>
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		<category><![CDATA[virtuale]]></category>
		<category><![CDATA[woody allen]]></category>

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		<description><![CDATA[da Woody Allen ai misteri italiani, da Taxi Driver al 3D, una scelta tra le novità più interessanti in campo editoriale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-8331" title="driver" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/driver.jpg" alt="" width="100" height="146" />Taxi Driver. Storia di un capolavoro</em><br />
di Geoffrey Macnab<br />
Minimum Fax<br />
14€<br />
183 pagine </strong></p>
<p>Uscito nella sale nel 1976, vincitore della Palma d&#8217;Oro al Festival di Cannes,<strong> Taxi Driver</strong> è considerato uno dei più importanti film della storia del cinema. Estremamente violento, di una violenza sotterranea, endemica, che esplode e si fa quasi splatter nel finale, <strong>Taxi Drive</strong>r lanciò definitivamente il regista <strong>Martin Scorsese</strong>. Così come ebbe l&#8217;indubbio merito di consacrare <strong>Robert De Niro</strong>, la cui interpretazione nel ruolo di Travis Bickle resta una delle più incredibili performance attoriali cui si sia mai assistito.<br />
Pubblicato nel 2005 e recentemente tradotto dalla <strong>Minimum Fax</strong>, il libro di <strong>Geoffrey Macnab</strong> rappresenta una sorta di <em>making of</em> del capolavoro scorsesiano. Dalla scelta del cast alla realizzazione delle riprese, Macnab analizza con gusto aneddotico i retroscena della pellicola, con l&#8217;obiettivo di far rivivere la &#8220;verità&#8221; del set. Gli ultimi capitoli sono invece dedicati alla ricezione critica e alla forte influenza che <strong>Taxi Driver</strong> continua ad avere nella costruzione di tutto un immaginario cinematografico, nella rappresentazione di un certo tipo di violenza.</p>
<p><strong><em>Cinema e tecnologia. La rivoluzione digitale dagli attori virtuali alla nuova stagione del 3D</em> <img class="alignright size-full wp-image-8333" title="tecno" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/tecno.jpg" alt="" width="100" height="150" /><br />
a cura di Mario Gerosa<br />
Le Mani<br />
16€<br />
228 pagine</strong></p>
<p>Casa editrice molto attenta al mondo del cinema, con numerose pubblicazioni annuali, sempre di buon livello, la ligure <strong>Le Mani </strong>esce ora con questo libro dedicato alla rivoluzione tecnologica che investe la settima arte. Digitale, virtuale, sintetico: sono le parole d&#8217;ordine di questa rivoluzione. Curato da <strong>Mario Gerosa</strong>, il volume raccoglie una serie di saggi che affrontano nella maniera più completa possibile gli effetti che le nuove tecniche hanno non solo da un punto di vista produttivo, ma anche teorico-estetico. Cambia, ad esempio, anche la condizione di noi spettattori, con i nostri begli occhialetti 3D, così come cambia radicalmente la percezione dello spazio cinematografico. Corpi e oggetti scagliati verso di noi, invadono la sala, debordano dallo schermo.<br />
Il cinema del futuro in dodici saggi insieme dotti e appassionanti.</p>
<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-8336" title="allenmim" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/allenmim.jpg" alt="" width="100" height="150" />La filosofia di Woody Allen<br />
</em>di Roland Quilliot<br />
Mimesis<br />
17€<br />
159 pagine</strong></p>
<p>Sebbene la vena creativa si sia un poco appannata nel corso del tempo, <strong>Woody Allen</strong> resta uno dei registi più importanti e influenti degli ultimi trent&#8217;anni, che lo si ami o meno. Impressionante è il numero di libri dedicati alla sua produzione cinematografica, del resto altrettanto vasta (come tutti sanno, il nostro viaggia alla notevole media di un film all&#8217;anno). Il testo di <strong>Roland Quillot</strong>, dal titolo quanto mai esplicito, interpreta la filmografia del regista di Zelig ponendola in stretto rapporto con la filosofia, che con la psicanalisi è il tema preferito dalla letteratura critica alleniana. Ed del resto i film di Woody Allen sono zeppi di riferimenti, più o meno seri, alla filosofia, come la citazione tratta da <strong>Il dittatore dello stato libero</strong> di Bananas, posta in apertura del libro, adeguatamente ci illustra:<br />
<em>Ho spulciato un po&#8217; il Kierkegaard&#8230;</em></p>
<p><strong><em>Strane Storie. Il cinema e i misteri d&#8217;Italia<img class="alignright size-full wp-image-8338" title="stranst" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/stranst.jpg" alt="" width="100" height="156" /><br />
</em>a cura di Christian Uva<br />
Rubbettino<br />
16€<br />
219 pagine</strong></p>
<p>Christian Uva è studioso da sempre attento al nesso tra cinema, politica e storia, con un occhio di riguardo a quel periodo storico del nostro paese che viene detto &#8220;anni di piombo&#8221;. I saggi presenti in questo volume, curato dallo stesso Uva, riflettono sulla rappresentazione cinematografica dei numerosi misteri che da quegli anni provengono. Misteri, casi mai risolti come quello di Ustica, nel saggio di Gius Gargiulo che riprende il famoso film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_muro_di_gomma">Marco Risi</a>, o il delitto Pasolini, portato sullo schermo da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pasolini,_un_delitto_italiano">Marco Tullio Giordana </a>e qui analizzato da Anna Paparcone. E ancora, le trame della strategia della tensione viste da Andrea Minuz che rivede <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indagine_su_un_cittadino_al_di_sopra_di_ogni_sospetto">Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</a></strong>, il caso Moro, mafia e politica, fino ad arrivare al G8 di Genova nel saggio di Enrico Carocci. Un libro molto interessante, addirittura fondamentale per chi vuole capire le modalità attraverso cui il nostro cinema racconta il Paese.</p>
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		<title>Il Grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald – Minimum Fax – 12,5€</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 21:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[francis scott fitzgerald]]></category>
		<category><![CDATA[grande gatsby]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>
		<category><![CDATA[tommaso pincio]]></category>

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		<description><![CDATA[un estratto da "Il Grande Gatsby" nella nuova traduzione di Tommaso Pincio, edita da Minimum Fax...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-6488" title="fitzgerald" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/fitzgerald.jpg" alt="" width="300" height="407" />Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio che non ho mai smesso di considerare.</em></p>
<p><em>“Ogni volta che ti sentirai di criticare qualcuno” , mi disse, “ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i tuoi stessi vantaggi”.</em></p>
<p><em>Non aggiunse altro, ma nel nostro riserbo siamo sempre stati sorprendentemente comunicativi e compresi che voleva sottintendere molto di più. Di conseguenza, sono incline a sospendere ogni giudizio, abitudine che mi ha aperto a un gran numero di persone strane e mi ha inoltre reso vittima di non pochi seccatori consumati. Una mente degenerata è lesta a riconoscere una simile caratteristica e ad attaccarvisi quando si manifesta in una persona normale, e fu così che al college mi ritrovai a torto accusato di essere un intrigante perché ero al corrente delle pene nascoste di uomini sregolati e misteriosi. La gran parte delle confidenze non erano cercate; ho spesso finto di essere assonnato o assorto in altri pensieri o ho ostentato una frivolezza ostile non appena scorgevo agitarsi all’orizzonte il segno inconfondibile di una rivelazione intima; giacchè le rivelazioni intime dei giovani, o perlomeno i termini nei quali i giovani le esprimono, sono di solito contraffatte e alterate da palesi omissioni. La sospensione del giudizio presuppone una speranza infinita. Ancora adesso temo che perderei qualcosa qualora mi dimenticassi che, come mio padre snobisticamente asseriva e io snobisticamente ripeto, il senso della basilare decenza viene distribuito in misura iniqua alla nascita.</em></p>
<p><em>E, dopo essermi tanto gloriato per la mia tolleranza, giungo ad ammettere che essa ha un limite. La condotta può reggersi sulla dura roccia o affondare in paludi melmose, ma oltre un certo punto non mi interessa più su cosa si basa. Quando tornai dall’Est, lo scorso autunno, avvertivo il bisogno di un mondo in uniforme e, per così dire, sempre moralmente sull’attenti; non volevo più saperne di debosciate aggressioni condite di fuggevoli sbirciate nel cuore umano. Soltanto Gatsby, l’uomo che dà il nome a questo libro, era esente da questa mia reazione. Gatsby, che rappresentava tutto quello per cui nutro un disprezzo spontaneo.</em></p>
<p><em>Se la personalità è una serie ininterrotta di gesti ben riusciti, allora c’era qualcosa di fastoso in lui, una forma di acuta sensibilità verso le promesse della vita, quasi fosse imparentato con uno di quei complessi macchinari che registrano un terremoto a diecimila chilometri di distanza. Questa ricettività non ha alcunché da spartire con la molle impressionabilità che si pretende di nobilitare definendola “temperamento creativo”; si trattava di uno straordinario talento per la speranza, una prontezza romantica che non ho mai riscontrato in altre persone e verosimilmente mai più riscontrerò. No, alla fine Gatsby s rivelò una persona a posto; fu quel che lo assillava, fu quel nefando pulviscolo che si trascinava al seguito dei suoi sogni a reprimere per un po’ il mio interesse per le inutili pene degli uomini e le loro effimere esaltazioni.</em></p>
<p><em>Da tre generazioni la mia famiglia è tra le più benestanti e in vista di questa città del Midwest. I Carraway sono una sorta di clan e la nostra tradizione ci vuole discendenti dei duchi di Buccleuch, ma il vero fondatore del ramo cui appartengo fu il fratello di mio nonno, che venne qui nel &#8216;51, spedì un sostituto alla Guerra di Successione e avviò l&#8217;impresa di ferramenta all&#8217;ingrosso che mio padre porta avanti ancora oggi.</em></p>
<p><em>Non ho mai conosciuto questo prozio ma dovrei somigliargli, soprattutto guardando l&#8217;orribile crosta appesa nell&#8217;ufficio di papà. Mi addottorai a New Haven nel 1915, giusto un quarto di secolo dopo mio padre, e un poco più tardi partecipai a quella procrastinata migrazione teutonica che va sotto il nome di Grande Guerra. Ebbi modo di apprezzare la controffensiva così a fondo che ne ritornai smanioso. Anzichè il centro palpitante del mondo, il Midwest mi sembrava ora il bordo sfilacciato dell&#8217;universo; per cui decisi di andarmene nell&#8217;Est e imparare i rudimenti del mercato azionario. Tutti quelli che conoscevo erano nel mercato azionario, pertanto immaginai che ci fosse spazio per un uomo in più. Zii e zie al completo ne discussero come dovessero scegliere un collegio cui mandarmi e alla fine, tra facce serissime e titubanti, dissero: &#8220;Mah&#8230;sììì&#8221;. Papà accettò di finanziarmi per un anno e, dopo svariati rinvii, nella primavera del &#8216;22 venni nell&#8217;Est in pianta stabile, o così credevo.</em></p>
<p><em> </em><em>La soluzione più pratica sarebbe stata trovare una stanza in città, ma era una stagione calda e io avevo appena lasciato una terra di prati estesi e alberi benevoli, così quando un giovanotto dell&#8217;ufficio propose  di prendere una casa insieme in un sobborgo residenziale mi parve un&#8217;idea fantastica. Trovò lui la casa, una villetta di cartapesta segnata dalle intemperie per ottanta al mese, ma all&#8217;ultimo minuto la ditta dispose il suo trasferimento a Washington e io me ne andai in campagna da solo. Avevo un cane, perlomeno lo ebbi per qualche giorno, finché non scappò, e avevo anche una vecchia Dodge e una donna finlandese che mi rifaceva il letto e mi preparava la colazione e borbottava tra sé motti di saggezza finnica davanti al fornello elettrico&#8230; </em></p>
<p><em><strong>Il Grande Gatsby<span style="font-style: normal;"> &#8211; Francis Scott Fitzgerald &#8211; Minimum Fax – 12,5€</span></strong></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Questo è il paese che non amo – Antonio Pascale – mercoledì 13 ottobre, ore 21</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 19:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pascale]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In "Questo è il paese che non amo" Antonio Pascale "ci mette davanti alle responsabilità che abbiamo rimandato per tutti questi anni: ammettere i nostri limiti, fare la fatica di crescere, e provare a immaginare un'altra Italia"... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5189" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/pascale.jpg" alt="" width="118" height="172" />Altroquando presenta</strong></p>
<p><strong><em>Questo è il paese che non amo</em></strong></p>
<p><strong>di Antonio Pascale</strong></p>
<p><strong>Minimum Fax</strong></p>
<p><strong>con l&#8217;autore interverrà Michele Pellegrino<br />
</strong></p>
<p><strong>mercoledì 13 ottobre, ore 19</strong></p>
<p><em>(&#8230;) Un venerdì di marzo del 2009, poco prima del cambio dell&#8217;ora legale, in un pomeriggio nel quale per effetto del prolungamento delle ore di sole sembrava ci fosse un eccesso di energia nell&#8217;aria, fluttuante come una pignatta pronta a essere rotta e offrire i suoi doni, girovagando in libreria acquistai il cofanetto celebrativo del ventennale del Live Aid.</em></p>
<p><em>A casa lo guardai e pensai: Ma sì, è vero. Andiamo nei posti dove siamo stati felici un tempo per assaporare il piacere dolceamaro della frustrazione. Venticinque anni prima ero solo, davanti alla tv portatile Grundig, senza telecomando, rapito dall&#8217;evento, particolarmente commosso. Pronto e desideroso di fare qualcosa per il dolore degli altri.</em></p>
<p><em>Ora – a parte che guardavo il documentario su un televisore a schermo piatto – avevo un vago ricordo di me non ancora ventenne, un ragazzo ingenuo e con una buona dose di ignoranza che pensava di colmare trasformandola, tout court, in immediato agire politico. Provavo una sensazione di piacevole distanza.</em></p>
<p><em>In effetti, allo stato attuale, la mia sensibilità nervosa e intima mi suggeriva un diverso approccio al problema del dolore del mondo. Preferivo, prima di provare a raccontare eventuali sofferenze, vicine e lontane, definire, catalogare, amministrare il mio sguardo. Niente emozioni da quattro soldi, pensavo.</em></p>
<p><em>Così, con questo spirito, guardai circa tre ore di concerto, una buona parte in compagnia dei miei figli. </em></p>
<p><em>Gli indicavo in nomi dei cantanti, ne descrivevo le gesta, le spacconate, ma con quella sapienza distratta, da adulti.</em></p>
<p><em>C i fu però un momento che colpì i bambini e, devo dire, avvicinò me a quel me di venticinque anni prima. Quando Bono Vox scese dal palco per abbracciare prima una poi un&#8217;altra ragazza. I miei figli non avevano riconosciuto che Bono era lo stesso cantante che loro avevano visto, con gli occhiali urban style o il cappello da cowboy, muoversi con passi studiati su palchi illuminati a giorno. Sembrava davvero un&#8217;altra persona in un&#8217;epoca molto lontana. </em></p>
<p><em>Nonostante questa distanza temporale, antropologica, l&#8217;esibizione, lungi dal suscitare uno spiacevole effetto rétro, entusiasmò molto i miei figli. Forse riconobbero qualcosa di autentico in quell&#8217;abbraccio, e ricordai che venticinque anni prima, guardando Bono abbracciare quelle donne e simbolicamente stringere tutti gli spettatori attorno al problema della carestia in Etiopia, avevo anch&#8217;io, per la proprietà transitiva, stretto qualcuno lontano da me.</em></p>
<p><em>Mi sembrava evidente che ci fosse qualcosa di autentico, in quell&#8217;abbraccio sul palco di Wembley. Un probabile esempio di quella che Kundera, nell&#8217;<strong>Insostenibile leggerezza dell&#8217;essere </strong>chiama &#8220;prima lacrima&#8221;. La prima lacrima è sempre spontanea e sincera. È direttamente proporzionale alla sorpresa o all&#8217;evento che per la prima volta ci sorprende e ci tocca.</em></p>
<p><em>Un effetto che un narratore dovrebbe continuamente cercare nei suoi racconti, nei saggi, nelle poesia. La seconda lacrima, diceva Kundera, è già artefatta: non piangiamo per l&#8217;evento ma ci commuoviamo pensando a quanto sia giusto piangere in quel momento. La frase di Kundera era questa: &#8220;Il kitsch fa spuntare, una dietro l&#8217;altra, due lacrime di commozione. La prima dice: come sono belli i bambini che corrono sul prato. La seconda dice: com&#8217;è bello essere commossi insieme a tutta l&#8217;umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato. <em>È solo la seconda lacrima a fare del kitsch il kistch. La fratelllanza degli uomini sulla terra sarà possibile solo sulla base del kitsch&#8221;. (&#8230;)</em></em></p>
<p><em><em><strong>Questo è il paese che non amo<span style="font-style: normal;">, di Antonio Pascale, Minimum Fax, 12€</span></strong></em></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>- Laboratorio di lettura e scrittura Minimum Fax &#8211;</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2010/09/23/laboratorio-di-lettura-e-scrittura-%e2%80%93-minimum-fax-%e2%80%93-giovedi-23-settembre-ore-18-30/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 14:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>

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		<description><![CDATA[è iniziato il laboratorio di scrittura/lettura della Minimum Fax, che andrà a pieno regime da questa settimana nell'avveniristica location di anderquando...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>Giovedì inizierà il laboratorio di scrittura/lettura della Minimum Fax, che andrà a pieno regime dalla settimana seguente nell&#8217;avveniristica location di anderquando&#8230;</em></p>
<p><em>La prima è libera quindi, come nel basket al campetto. </em><em>Curiosi, indecisi e perditempo non possono lasciarsi sfuggire quest&#8217;occasione per capire come, chi e, nei limiti della umana condizione, perchè.</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5125  aligncenter" title="minimumfax" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/minimumfax.jpg" alt="" width="181" height="104" /><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Per maggiori informazioni sul corso e sulle modalità di iscrizione, vedere <a href="http://www.minimumfax.com/corsi/scheda_corso/4">qui</a>.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Laboratorio di lettura e scrittura</strong></p>
<p><em>Il laboratorio di lettura e di scrittura di Carola Susani e Giordano Meacci consiste di due sezioni complementari. Una prima parte di carattere «istituzionale» di 25 ore (10 lezioni di 2 ore e mezza ciascuna) dedicata alla lettura consapevole dei testi alla ricerca delle tecniche narrative utilizzate dai grandi scrittori; una seconda parte «seminariale», sempre di 25 ore ripartite nello stesso modo, dedicata alla scrittura, all’analisi e all&#8217;editing (sia individuale che collettivo) dei testi prodotti dagli allievi, per un totale di </em><strong><em>50 ore</em></strong><em>. Sia nella prima sia nella seconda parte ci saranno lezioni «esterne» di scrittori legate a particolari aspetti della scrittura narrativa.</em></p>
<p><strong>Il programma</strong></p>
<p><em>Durante le 25 ore «istituzionali» di lezione si cercherà di raccontare attraverso i testi le varie tecniche narrative usate nelle storie; provando a evidenziare, caso per caso, le diverse rese delle scelte di dialogato, l’importanza delle descrizioni, le caratterizzazioni dei personaggi (tanto i protagonisti effettivi quanto quelli ellittici), il valore della «gestione delle digressioni». Analisi in cui, naturalmente, le tecniche di scrittura si fondano su una lettura consapevole dei testi scelti. Il tutto accompagnato, evidentemente, da attività di laboratorio.</em></p>
<p><em>Le 25 ore di seminario saranno dedicate principalmente alla scrittura e alla rilettura dei testi prodotti dagli allievi. </em><strong><em>Scopo principale del seminario è anche quello di offrire gli strumenti per riuscire a gestire la costruzione di un racconto dall’inizio alla fine: dalla scelta della storia e dal lavoro preliminare sulle fonti fino all’editing conclusivo</em></strong><em>.</em></p>
<p><em>I racconti migliori saranno pubblicati su </em><strong><em>Toilet</em></strong><em> e su altre riviste letterarie.</em></p>
<p><em>Nelle 25 ore di lezione preliminare ci sarà una divisione in quattro blocchi:</em></p>
<p><em>1. La trama e l’intreccio;</em></p>
<p><em>2. I personaggi;</em></p>
<p><em>3. Il dialogato;</em></p>
<p><em>4. La descrizione.<br />
Attraverso la lettura dei testi e gli esercizi in classe (e a casa), si tracceranno alcune linee guida per lo studio delle varie «categorie» esaminate. È ovvio che si tratta di partizioni di comodo: di indirizzi che possono cambiare durante i traslochi digressivi delle lezioni.<br />
NB: i testi da leggere e da studiare saranno indicati di volta in volta durante il corso.<br />
</em> <strong><em> </em></strong><em><br />
</em> <strong><em>La trama e l’intreccio.</em></strong><em> Cosa sono, realmente, e in cosa consiste la loro precisa elaborazione? E poi: bisogna necessariamente avere una scaletta con una serie di intrecci possibili? Oppure basta avere l’idea lontana di una trama e lasciare che il tempo le si avviticchi addosso fino a trasformarla in un racconto? E ancora: ha senso parlare di trama dopo il Finnegans Wake e i Monthy Python? (Soprattutto: negli ultimi due casi, cos’è e dov’è la trama?).</em></p>
<p><strong><em>I personaggi; il dialogato; la descrizione.</em></strong><em> Ad applicare lo stesso tipo di scelleratezza catalogatrice a queste ultime definizioni, ci si accorge di come la proliferazione delle domande sia il vero demone da imbrigliare (nel corso, nella narrazione); e di come la «ripartizione» in blocchi sia una divisione di comodo in grado di offrire la testa al ceppo delle interrogative. Dai personaggi alla struttura del dialogo nel testo passando per le domande ininterrotte che – anche a sua stessa insaputa – lo scrittore si fa mentre sogna di lasciare una storia al pianeta, al tempo futuro o, più semplicemente, a un qualsiasi lettore.</em></p>
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		<title>Acqua in bocca – Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli – Minimum Fax – €10</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 20:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L' idea di far scrivere alle quattro mani più gialle d'Italia un noir in cui i rispettivi commissari collaborassero per risolvere insieme il caso era parsa a tutti una formula geniale...
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4811" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/lucacam1.jpg" alt="" width="180" height="145" />L&#8217; idea di far scrivere alle quattro mani più gialle d&#8217;Italia un noir in cui i rispettivi commissari collaborassero per risolvere insieme il caso era parsa a tutti una formula geniale.</p>
<p>L&#8217;idea, appunto, continua ad esserlo, ma la realizzazione non ci ha convinti. Abituati alle indagini di Grazia Negri e Salvo Montalbano stentiamo a riconoscerne i tratti distintivi. I due conducono per quasi tutta l&#8217;indagine un rapporto epistolare che non coinvolge il lettore e annoia anche un po&#8217;. Solo alla fine aumenta l&#8217;azione e spunta addirittura l&#8217;ispettore Coliandro, lui almeno un sorriso ce lo regala. Il racconto è troppo breve: 102 pagine effettive, scritte a caratteri cubitali, comprendenti illustrazione e spaziature siderali all&#8217;inizio di ogni capitolo. Un po&#8217; scontato e la soluzione troppo semplice.</p>
<p>Aspettiamo che Grazia e Salvo si conoscano meglio.</p>
<div><span style="font-family: Arial, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-size: medium">michele</span></div>
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		<title>I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema, David Mamet – Minimum Fax – €16</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 14:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[david mamet]]></category>
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		<description><![CDATA[La Minimum Fax ripropone in una nuova vesta grafica "I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema", fondamentale testo del drammaturgo, regista e sceneggiatore americano David Mamet...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4753" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/mamet-239x300.jpg" alt="" width="239" height="300" />La Minimum Fax ripropone in una nuova vesta grafica <strong><em>I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema</em><span style="font-weight: normal;">, fondamentale testo del drammaturgo, regista e sceneggiatore americano David Mamet (sua la sceneggiatura, per dirne una, de <em>Gli Intoccabili</em>, sua la regia di <em>Hollywodd, Vermont</em>).</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-weight: normal;"> Il libro si divide in tre sezioni: la prima, che dà il titolo alla raccolta, ci parla della drammaturgia, sia teatrale (Mamet è uno degli autori di teatro più apprezzati negli Stati Uniti) che cinematografica; la seconda parte, <em>Dirigere un film</em> (di cui vi proponiamo un breve stralcio) si basa su una serie di lezioni tenute da Mamet in un college nel 1987, lezioni che, com&#8217;è facilmente intuibile, trattano dei problemi e delle teorie legate alla regia nel cinema; la terza e ultima sezione ci parla invece della direzione degli attori, ed è intitolata <em>Vero e falso. Eresie e consigli sensati per l&#8217;attore.</em> </span></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><strong>RACCONTARE UNA STORIA</strong></p>
<p><em>Le principali domande a cui un regista deve rispondere sono: “In che punto va messa la cinepresa?” e : “Cosa devo dire agli attori”; e, subito dopo:<img class="alignright size-medium wp-image-4755" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/main-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /> “Di cosa parla questa scena?”. Ci sono due modi di risolvere questi problemi. La maggior parte dei registi americani risolve il problema dicendo: “Seguiamo l’attore”, come se il film fosse un resoconto di tutto ciò che fa il protagonista.</em></p>
<p><em>Ora, se il film deve essere un resoconto delle azioni del protagonista, c’è da sperare che almeno sia interessante. Questo approccio, quindi, mette il regista nella condizione di dover girare il film in maniera”nuova”, interessante; pertanto si chiederà in continuazione :”Qual è il punto più interessante dove mettere la cinepresa per girare questa scena d’amore? Qual è il modo più interessante per filmarla così che sia chiaro tutto ciò che succede? Qual è un modo interessante in cui potrei far comportare l’attore nella scena in cui, ad esempio, </em><strong><em>lei gli chiede di sposarla?</em></strong><em>”</em></p>
<p><em>La maggior parte dei film americani è girata in questo modo, come se il film dovesse sempre essere un reportage di ciò che la gente </em><strong><em>fa nella vita reale</em></strong><em>. Ma c’è anche un altro modo di fare i film, che poi è quello suggerito da Ejzenstejn. Questo metodo non ha niente a che vedere con il procedimento di seguire il protagonista, ma è piuttosto </em><strong><em>una successione di immagini giustapposte in modo tale che il contrasto fra le immagini faccia andare avanti la storia nella mente dello spettatore</em></strong><em>. È sicuramente una sintesi piuttosto scarna della teoria del montaggio di Ejzenstejn; ma è la prima cosa che so di come si gira un film, e forse anche l’</em><strong><em>unica</em></strong><em>.</em></p>
<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-4757" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/mamegam-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" />Quello che dovete sempre fare è raccontare una storia mediante un montaggio di scene. Ovvero, attraverso una giustapposizione di immagini che fondamentalmente non siano in alcun modo enfatizzate. Ejzenstejn dice che l’immagine migliore è l’immagine neutra, priva di enfasi. L’inquadratura di una tazza di tè. L’inquadratura di un cucchiaio. Di una forchetta. Di una porta. Lasciate che sia il montaggio a raccontare la storia. Perché altrimenti non si ha azione drammatica, ma narrazione. Se vi lasciate andare alla narrazione, è come steste dicendo: “Non indovinerete mai perché quello che vi ho appena detto è essenziale per capire la storia”. È irrilevante che il pubblico indovini perché quella cosa è essenziale ai fini della storia. Quello che conta è soltanto </em><strong><em>raccontare</em></strong><strong><em> </em></strong><em>la storia. Lasciate che il pubblico si stupisca.</em></p>
<p><em>Dopotutto, il cinema, molto più del teatro, assomiglia al nostro modo quotidiano di raccontare le storie. Se fate attenzione al modo in cui la gente racconta una storia, vi accorgerete che tutti procedono in maniera cinematografica. Saltano da una cosa all’altra e la storia procede per immagini giustapposte, ovvero, grazie a un </em><strong><em>montaggio</em></strong><em>.</em></p>
<p><em>Uno può dire: “Ero fermo lì all’angolo. C’era un sacco di nebbia. A un certo punto vedo dei tipi che iniziano a correre come pazzi. Forse per via della luna piena. All’improvviso, arriva una macchina e quello che sta accanto a me fa…”</em></p>
<p><em>Se ci riflettete, è un elenco di inquadrature: 1) un uomo che sta fermo a un angolo di strada; 2) inquadratura della nebbia; 3) la luna piena in cielo; 4) un uomo che dice: “In questo periodo alla gente gli dà sempre di volta il cervello; 5) una macchina che si avvicina.</em></p>
<p><em>Un buon film si fa così, mettendo insieme più immagini. Ora, voi state seguendo la storia. Quello che vi chiedete è: che succederà adesso?(…)</em></p>
<p><strong><em>I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema, </em></strong><strong>David Mamet, Minimum Fax, €16</strong></p>
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		<title>Assalto a un tempo devastato e vile. Versione 3.0 – Giuseppe Genna – Minimum Fax – 15€</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 20:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giuseppe genna]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>

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		<description><![CDATA[Terza edizione, riveduta corretta e aggiornata, del libro d'esordio di Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile. Testo che, secondo le parole dell'autore, "nella forma attuale, si autocostituisce comunque come non definitivo".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3738" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/genna.jpg" alt="" width="294" height="399" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>CELEBRAZIONI PER UN TEMPO FINITO</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8230;Li hanno sterminati in nome dei falsi ricordi di un tempo inutile, ormai dimenticato e negato da falsi testimoni, approfittatori levantini dell&#8217;ultima ora, gente che ha sulla coscienza il peso di una generazione distrutta, che si è voluto distruggere in nome della grande pacificazione e del sorriso untuoso con cui ora i Camerieri servono l&#8217;ultima pietanza avvelenata.</em></p>
<p><em>Non torneranno più i sorrisi sdentati del Bistecca e di Lallo, di Damiano e del Topo, del Bertuzzi o di Marco Pirovano. La loro fine chimica e dissoluta non ha lasciato traccia nel grande archivio della mente omologata. I loro sballi nichilistici e sovversivi hanno avuto l&#8217;ardire di ignorare qualsiasi appartenenza. Se confronto i loro volti scarni, le loro dentature gialle e marcite, le loro rughe apparse in tenera età su una carne masticata dal tempo – se li confronto con le carni bianche, stentoree e pallide, e con i corpi torniti che passeggiano tranquilli sotto le insegne al neon delle grandi catene di home video o dei templi del fast food – se confronto quella dissipazione con questa ritenzione, allora sento il tempo sprofondarmi nelle mani, mentre batto i tasti e incanto lo sguardo su quei ricordi di un tempo che ho vissuto nei racconti di reduci incattiviti e pericolosi, e fuori un cielo meno sereno di allora e velato dalla cappa lieve e marrone che grava su Milano getta luce sul disastro che si consuma qui e ora e sembra per sempre&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA MORTE DELL&#8217;UOMO</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-3741" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/gennapp.jpg" alt="" width="200" height="266" />&#8230;Allora stamattina mi preparo, ho mal di gola, mi dico: vado lì e alzo il pugno, non alzo niente, vado lì e mi verranno i lacrimoni. Scendo al bar a fare colazione. Il barista è un ragazzo che suona il basso, insieme a uno spagnolo a cui Bruno ha trovato lavoro all&#8217;UPS. I due ragazzi parlano con un tipo sui quaranta, dice che bisogna andare a S.Francisco a suonare, l&#8217;Italia è la fogna del mondo e Milano è la fogna d&#8217;Italia, non ci sono strade aperte qui. io penso che è il solito invasato con la musica a quarant&#8217;anni, ma poi il barista mi chiede se vado a lavoro e io gli rispondo che no, che vado al funerale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Moroni">Primo Moroni</a>.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Bravo ragazzo!&#8221;, mi fa il tipo di quarant&#8217;anni. E&#8217; un momento che se ne va, vado a vedere gli ultimi fuochi. &#8220;Si, è gente di un altro pianeta&#8221;, mi dice lui. Io lo squadro, ha la faccia da servizi segreti, non mi piace. Inizia a parlare, dice che Moroni lo conosceva bene, che è un ex brigatista che so chi è. In breve. Viene fuori che questo è un latitante di estrema destra, è di passaggio per autofinanziarsi, che è braccato in mezzo mondo, che vorrebbe fare un colpo per lasciare l&#8217;Italia ancora una volta, che passa le frontiere a piedi, nei boschi, che la pula gli ha distrutto tutti i lavori civili che ha cercato di farsi qui e all&#8217;estero, che non lo mollano un attimo, che conosco quelli che conosco io, che brigatisti e Nar in carcere sono i suoi fratelli, che una generazione è stata mandato al massacro, che gli hanno spremuto il sangue perchè noi ci comprassimo i cellulari, che il potere in mano allo Stato è totale ora, ma che è transitorio, che hanno spento la memoria, che il meglio della sugna è venuto a galla&#8230; </em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Giuseppe Genna, <em>Assalto a un tempo devastato evile. Versione 3.0, </em>Minimum Fax €15</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Bello Del Mio Mestiere. Scritti sul cinema – Martin Scorsese – Minimum Fax – €15</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 14:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>
		<category><![CDATA[scorsese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Bello del Mio Mestiere. Scritti sul cinema, raccoglie saggi ed interviste del grande regista newyorchese Martin Scorsese. Si tratta perlopiù di interventi in origine apparsi sulla rivista Cahier du Cinema in cui Scorsese parla del suo lavoro, dei suoi film e del cinema...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-2969" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/scorsese.jpg" alt="" /></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Il Bello del Mio Mestiere. Scritti sul cinema </strong><span>raccoglie saggi ed interviste del grande regista newyorchese Martin Scorsese. Si tratta perlopiù di interventi in origine apparsi sulla rivista <em>Cahier du Cinema</em> in cui Scorsese parla del suo lavoro, dei suoi film e del cinema. Tra i principali esponenti di quel rinnovamento che all’inizio degli anni settanta cambiò radicalmente il cinema hollywoodiano, Scorsese si sofferma volentieri su quel periodo e sui rapporti che lo legarono e lo legano ad altri grandi registi che in quegli anni iniziarono la loro carriera, come Francis Ford Coppola e Brian de Palma. <img class="alignright size-full wp-image-2976" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/after.jpg" alt="" width="180" height="240" /><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Diviso in tre capitoli – Scorsese privato, Scorsese cinefilo e Scorsese al lavoro – </span><strong>Il Bello del Mio Mestiere</strong><span> presenta una veste grafica differente rispetto all&#8217;edizione del 2002, sempre Minimum Fax. Oltre, naturalmente, ad una filmografia aggiornata agli ultimi lavori e un’appendice in cui Scorsese parla dei fim rimasti fuori dalla precedente edizione, da <em>Gangs of New York</em> a<span> </span><em>Shutter Island</em>, ancora inedito, passando per <em>The Departed</em>, unico remake scorsesiano nonché unico film del regista italo-americano capace di vincere l’Oscar. Sembra impossibile, ma è proprio così, nonostante <em>Taxi Driver</em> e <em>Toro Scatenato</em> e via dicendo. D’altronde, si sa che i criteri con cui si assegnano i premi cinematografici, e gli Oscar in particolare, sfuggono sistematicamente ad ogni spiegazione razionale, diciamo così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Particolarmente interessante in questo volume è la sezione dedicata allo Scorsese cinefilo. Chiunque abbia visto <em>Viaggio nel Cinema Americano</em> o <em>Il Mio Viaggio in Italia</em> conosce con quanta efficacia e abilità pedagogica – la competenza tecnica è ovvia – Scorsese riesca a parlarci del cinema che ama, da Rossellini a Ford, da <em>Senso</em> di Visconti ai melodrammi fiammeggianti di <a href="http://www.altroquando.com/2009/12/22/nicholas-ray-a-cura-di-emanuela-martini-il-castoro-26e/">Nicholas Ray</a>. Simile trasporto possiamo trovarlo anche nelle pagine di questo fondamentale volume, in cui la parola passione è quella che ricorre di più. Passione per i film, per gli attori e le attrici e il set, passione per un movimento della cinepresa. La stessa passione che proviamo noi ogni volta che guardiamo un’opera di questo straordinario genio del cinema.</span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-2972" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/motta.jpg" alt="" width="500" height="386" /></p>
<p class="MsoNormal"><em><span> </span></em></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Prigionieri, Minimum Fax, €16</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/08/04/prigionieri-minimum-fax-e16/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 20:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[sceneggiatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Daniel Bloom, sceneggiatore di successo, vorrebbe salvare un matrimonio, essere un buon ebreo e un buon padre, fare qualcosa che serva al proprio paese.
Ma soprattutto, vorrebbe terminare la sua ultima, maledetta sceneggiatura...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Daniel Bloom è uno sceneggiatore di Hollywood, uno sforna-blockbuster tra i più stimati e pagati. Può vantarsi di aver scritto film come <em>Luna di Miele a Helsinki</em>, anche se lui ci tiene a precisare che l’orrido titolo è parto del solito produttore tanto prepotente quanto imbecille, essendo infatti <em>Prigionieri</em> l&#8217;intestazione originaria del manoscritto bloomiano.<a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/captives.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1771" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/captives.jpg" alt="" width="82" height="124" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Insomma, Daniel Bloom, da sempre ossessionato dal cinema, è un pezzo grosso a Hollywood. Forse grosso proprio no, non è un tycoon insomma, non è Spielberg, ma si difende bene. Potrebbe pensare addirittura di mettersi in proprio, di fondare una propria casa di produzione e dire così addio per sempre ai grossolani produttori pronti a storpiare i succulenti frutti della sua immaginazione.</p>
<p class="MsoNormal">Daniel Bloom è in perfetta forma, ha moglie e figlio e cane, e “una bella casa spaziosa sull’inabbordabile mercato immobiliare della California del sud”. <span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Ma non tutto fila liscio &#8211; grazie, direte voi, sennò dove sarebbe il romanzo?- e insomma Daniel Bloom due o tre problemini ce l’ha.</p>
<p class="MsoNormal">Con la moglie i rapporti sono fortemente al ribasso. Sesso, neanche a parlarne. Il figlio adolescente è, appunto, il figlio adolescente e minaccioso incombe il bar mitzvah.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/obaama.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1776" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/obaama.jpg" alt="" width="71" height="114" /></a>Poi insomma, non è che l’America se la passi benissimo. L’era Bush è agli sgoccioli, potremmo essere nel 2008 infatti, e le persone come Bloom, che di politica se ne sono più o meno disinteressati negli anni ruggenti, si ritrovano a domandarsi come sia stato possibile ridursi così. Vorrebbero fare qualcosa, velleitari e confusi. E dato che a Daniel l’unica cosa che riesce di fare con sicuro profitto è scrivere sceneggiature, ecco l’idea:</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">un serial killer che stufo delle ruberie di industriali finanzieri e similia, decide di farli fuori uno ad uno, fino ad arrivare, inevitabilmente, a portare l’attacco ai piani alti, laddove tutto si decide. A dargli la caccia è uno sbirro, il cui padre è portato prima sul lastrico e poi alla tomba da quegli stessi speculatori che il nostro killer rimpinza di piombo. Così lo sbirro fluttuante tra l&#8217;odio verso i potenti e il senso del dovere &#8211; perfetta miscela hollywoodiana &#8211; non sa che fare. Prendere o lasciarsi sfuggire il giustiziere solitario?</p>
<p class="MsoNormal">Cercando la risposta a questo e ad altri enigmi esistenziali inizia il primo romanzo di Tood Hasak-Lowy, <em>Prigionieri</em>, Minimum Fax, €16. Romanzo che non si sa se definire come il primo dell&#8217;era Obama o l&#8217;ultimo<a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/hasak-lowy.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1768" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/hasak-lowy.jpg" alt="" width="116" height="109" /></a> dell&#8217;era Bush. Nel dubbio, che immagino stia dilaniando anche te, o lettore immaginario!, posso assicurare con una certa sicumera che nel libro di Hasak-Lowy si avverte con chiarezza il senso di un passaggio, di una transizione</p>
<p class="MsoNormal">Comunque sia, <em>Prigionieri</em> è un libro molto divertente, con una serie di improbabili personaggi che accompagnano Daniel tra una famiglia in sfacelo, un tragicomico viaggio in Israele, un cane morente, un produttore sciroccato, un agente camaleontico, un paese alla deriva più totale&#8230; Ma tra tutti questi è soprattutto un problema ad angosciare Daniel: come terminare la sua fottuta sceneggiatura!</p>
<p class="MsoNormal">Per chiudere, segnalo tra i tanti il personaggio del “rabbino cazzuto”, Ethan Brenner, dedito alla Torah in maniera appassionata. Quasi quanto alle droghe.</p>
<p class="MsoNormal">Era forse dai tempi del “drugo” Lebowski che non si vedeva un fattone di tale spessore. Impressionante.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Laboratorio di Lettura e di Scrittura &#8211; MINIMUM FAX &#8211; 6 maggio</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 14:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Laboratorio di lettura e di scrittura
Un laboratorio di 40 ore strutturato in due sezioni: la prima dedicata alla lettura e all’analisi delle tecniche narrative dei grandi scrittori; la seconda dedicata alla scrittura di un racconto: dalla scelta della storia fino all’editing conclusivo.
Inizio lezioni:

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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" align="center"><img class="aligncenter size-full wp-image-1469" title="minim" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/minim.png" alt="" width="106" height="66" /></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" align="center">LA SCUOLA DI SCRITTURA DI MINIMUM FAX</p>
<p><!--EndFragment--> </p>
<p class="MsoNormal" align="center">presenta</p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>L’APPRENDISTA SCRITTORE</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>consigli, racconti di esperienze, percorsi</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>seminari tematici per imparare il </span>«mestiere»<span> insieme ai grandi scrittori</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong>mercoledì 6 maggio alle 17.30</strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center">presso la libreria <a href="http://www.altroquando.com/">altroquando</a> a <strong>Roma</strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>(via del Governo Vecchio, 82)</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>RAFFAELE LA CAPRIA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span><img class="aligncenter size-full wp-image-1470" title="lacapria" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/lacapria.jpg" alt="" width="500" height="344" /> </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>inaugura il ciclo di seminari </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>e presenta la nuova edizione del <strong><em><a href="http://www.minimumfax.com/corsi.asp?corsiID=19">Laboratorio di lettura e di scrittura</a></em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>a cura di <strong>Carola Susani</strong> e <strong>Giordano Meacci</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>coordinano l’incontro i due docenti</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		</item>
	</channel>
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