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	<title>Altroquando &#187; newsletter</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Altroquando 23ott09</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 15:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[jonathan coe]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[sono prontamente tornato da New York e debbo dire che questi americani sono proprio forti (ma forse i newyorchesi e gli altri usati no) e suscitano in alcuni frangenti una certa ammirazione. Che forse di questi tempi si prova spesso varcando gli italici confini. Diciamo che si vede che loro si sentono parte di qualcosa (nel bene e nel male), il che porta oneri e onori. Ho visto librerie che mi hanno imbarazzato per la loro perfezione e spinto al riflettere sul cambiare lavoro, ma poi mi sono detto che, insomma, io mica faccio il librario, no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: xx-large;"><span>Altroquando 23ott09</span></span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: Cambria;"><span>[...]Fu solo quando guadagnammo velocità fra i sobborghi di Londra che registrai la sua presenza, la guardai e riconobbi in lei la donna dai capelli scuri che stava sul metrò. L&#8217;inevitabile brivido di esaltazione durò solo una frazione di secondo. Fu scalzata infatti da qualcosa di molto più potente: una fantastica onda di urto emotiva, fatta di compiacimento, sgomento e, a tutta prima, di ostinata incredulità. No, non poteva essere vero, eppure stava proprio leggendo &#8211; no, non il giornale, ma un libro smilzo, rilegato, con la mia fotografia in quarta di copertina.[...]</span></span></div>
<div>J.C</div>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-2000" title="viaggio" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/viaggio.jpg" alt="" width="453" height="604" /></div>
<div><span style="font-family: Cambria;"><br />
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<div><span style="font-family: Cambria;"><br />
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<div><span style="font-family: Cambria;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Precipui Altroquandiani, </span></span></div>
<div><span style="font-family: Cambria;">sono prontamente tornato da New York e debbo dire che questi americani sono proprio forti (ma forse i newyorchesi e gli altri usati no) e suscitano in alcuni frangenti una certa ammirazione. Che forse di questi tempi si prova spesso varcando gli italici confini. Diciamo che si vede che loro si sentono parte di qualcosa (nel bene e nel male), il che porta oneri e onori. Ho visto librerie che mi hanno imbarazzato per la loro perfezione e spinto al riflettere sul cambiare lavoro, ma poi mi sono detto che, insomma, io mica faccio il librario, no?</span></div>
<div><span>Comunque. Il Vostro si è distinto anche nel nuovo mondo, con il suo inglese di nuova generazione e i suoi modi spigliati, come si coglie anche dalle immagini ed è andato a fondo a tutta una serie di situazioni a cui i più si sarebbero sottratti.</span></div>
<div><span style="font-family: Cambria;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: Cambria;">Ma veniamo al calendario dei prossimi, certamente aggiudicabili, eventi:</span></div>
<div><span style="font-family: Cambria;"><br />
</span></div>
<div>
<div><span><span style="font-size: medium;"><span><strong>stasera</strong></span></span><span>- serata cazzeggiona mascherata da presentazione, ovvero:</span></span></div>
<div><span>alle 21,30</span></div>
<div><span>presentazione ludica de</span></div>
<div><span>Il Principe di Persia</span></div>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
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<p><strong></p>
<div>di Angelo Calvisi</div>
<div>Round Robin edizioni</div>
<p></strong></p>
<div>interviene: Filippo La Porta</div>
<div>Chi è il principe di Persia? Un cacciatore di dote oppure un uomo innamorato? È un eroe, un patriota? Oppure è soltanto un avventuriero privo di scrupoli? E soprattutto: cosa succederà nella sua vita quando sullo schermo comparirà la scrittaGame Over?</div>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
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<div><span><span><strong>sabato</strong>- </span><span style="font-size: medium;"><span><strong>pazza serata pazza</strong></span></span><span>, ovvero:</span></span></div>
<p></strong></p>
<div>Niente di organizzato di particolare, quindi AnderQuando popolato dai soliti improbabili personaggi accorsi con l&#8217;intenzione di meditare sui perchè delle domande</div>
<p><strong></strong></p>
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<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
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<div><span><span><strong>domenica</strong>- </span><span style="font-size: medium;"><span><strong>L&#8217;Aperitivo? E&#8217; possibile</strong></span></span><span>. ovvero:</span></span></div>
<p></strong></p>
<div>é possibile che io lo prepari con tanto amore e che addirittura lo apparecchi in AnderQuando come è possibile che compri i grissini e la philadelphia e la nutella, ammischiamo il tutto e la buttiamo in caciara che anch&#8217;io ho le mie sfere private.</div>
</div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><span></p>
<div><span style="font-size: small;"><span>[...]</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span>La parola esisteva, lo sapevo. Ma non mi veniva.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span>&#8230;baldanza &#8230;finezza&#8230; stile&#8230;</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span>Dovevo prendere il treno delle 3 e 35 ma quella recensione mi aveva preso più tempo di quanto mi fossi aspettato, e adesso ero in uno spaventoso ritardo. [...] Era sempre così: sempre quelle due ultime frasi, il riassunto imparziale, l&#8217;ironica frecciata di chiusura, che costavano un dispendio eccessivo di tempo e fatica.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span>[...]</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span> Questi erano i pensieri che mi passavano per la testa mentre andavo in metropolitana verso King&#8217;s Cross; o quantomeno una fetta di pensieri. A dire il vero, il tempo del tragitto lo impiegai, in gran parte, a guardare le donne che c&#8217;erano sulla vettura. Non solo ero divorziato da otto anni ma non facevo l&#8217;amore con una donna da più nove e in più ero diventato un inveterato scrutatore, esaminatore, soppesatore di possibilità, gravando ogni sguardo di quella furtiva intensità che è il marchio del maschio veramente allo stremo (e pericoloso). La presente occasione scremò ben presto non più di due oggetti da prendere in seria considerazione. Una sedeva sulla mia stessa fila ma più in fondo, vicino alle porte; minuta composta, una che spendeva molto per vestire. : il classico tipo Grace Kelly-biondo glaciale. Era salita a Knightbridge. All&#8217;altra estremità della vettura stava una bruna più alta e dall&#8217;aria più ascetica: l&#8217;avevo notata sul marciapiede della stazione di Earl&#8217; s court, ma sia allora, sia adesso, mi riuscì difficile identificarne le fattezze dietro il sipario della sua splendida chioma nera e del giornale alzato, immersa com&#8217;era nella lettura. Tornai a posare lo sguardo sulla bionda, un&#8217;occhiata ardita, obliqua che lei &#8211; se non me l&#8217;ero solo immaginato &#8211; raccolse e sostenne per un impalpabile istante, rispondendo con occhi in cui non si leggeva incoraggiamento, ma neppure biasimo. Mi lanciai subito in una fantasia, la mia fantasia prediletta: quella in cui succedeva, miracolosamente, che lei scendeva alla stessa fermata, proseguiva verso la stessa stazione, prendeva lo stesso treno, andava nella stessa città in cui andavo io: una serie di coincidenze che infine ci univano,e mi affrancavano senza sforzo dalla necessità di prendere in mano le redini degli eventi. E più ci avvicinavamo a King&#8217;s Cross, più desideravo che lei restasse sulla vettura. A ogni fermata avvertivo la morsa di un vertiginoso, profondo terrore, e mentre la prospettiva di avviare una conversazione con lei mi pareva vieppiù desiderabile, il suo volto e la sua figura venivano via via approssimandosi ai vertici della perfezione. Leicester  Square, Covent Garden, Holborn. Ero sicuro che sarebbe scesa a Holborn, invece no, aveva semmai l&#8217;aria rilassata di chi si gode la comodità di stare seduto, in una postura di seduttiva languidezza (eravamo i soli passeggeri rimasti nella nostra metà della vettura e io mi stavo lasciando completamente trasportare da questa scena.) Due fermate ancora. Se solo&#8230; se solo&#8230; se solo&#8230; e infine ecco King&#8217;s Cross: stavamo entrando nella stazione, e quando la guardai, senza vergogna questa volta, mi resi conto subito, quasi fosse ovvio, che lei non sarebbe scesa neanche lì, che non le passava neppure per la testa: la mia fantasia era sul punto di sbriciolarsi e, per far precipitare la situazione, le diedi un&#8217;ultima occhiata furtiva, appena prima che si aprissero le porte, e lei mi rispose con una luce di inquisitiva pigrizia negli occhi, che mi trapassò, inesorabile, da parte a parte. mi avviai sul marciapiede della stazione, ma avevo piombo nelle membra; funi emotive mi tenevano legato al treno, come un elastico impedimento. Ripartì; mi girai, non riuscii a scorgerla; e per qualche minuto, andando verso St. Pancras, facendo il biglietto e ammazzando il tempo davanti all&#8217;edicola, ebbi un vuoto mortale nello stomaco, la sensazione ferita di essere in qualche modo sopravvissuto ad un&#8217;altra sequenza di tragediucole che minacciavano di ripetersi di giorno in giorno all&#8217;infinito. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span> Seduto nella vettura del treno per Sheffield, in attesa che si mettesse in moto, rimuginai sull&#8217;umiliante incidente e maledii la malasorte &#8211; se di malasorte si trattava &#8211; che mi aveva marchiato per sempre come uomo di immaginazione piuttosto che d&#8217;azione: condannato come Orfeo, a vagare in un Ade di chimere, mentre il mio eroe, Yuri non avrebbe esitato a lanciarsi impavido verso le stelle. Poche parole scelte con cura, tutto qui. Non ci voleva altro, eppure non mi venivano in mente. Dio santo! Ed ero anche uno scrittore a cui avevano pubblicato dei libri! Cosa facevo invece? Restavo inchiodato lì a sognare ridicolissime storie: l&#8217;ultima delle quali coinvolgeva l&#8217;oggetto della mia attrazione che si rendeva immediatamente conto d&#8217;aver perso la fermata, sgusciava fuori a Caledonian Road, fermava un taxi e arrivava appena in tempo per balzare sul mio treno mentre già era in moto. Patetico. Chiusi gli occhi e cercai di pensare a qualcos&#8217;altro. A qualcosa di utile, per una volta. La parola: quello era ciò su cui dovevo concentrarmi, la parola che continuava a sfuggirmi&#8230; era vitale che tirassi fuori quella frase finale prima di arrivare a Sheffield. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span> </span></span><em><span style="font-size: small;"><span> &#8230;il garbo indispensabile&#8230; l&#8217;indispensabile entusiasmo&#8230; l&#8217; esprit&#8230; </span></span></em></div>
<div><em><span style="font-size: small;"><span> </span></span></em><span style="font-size: small;"><span>Questo stratagemma si rivelò particolarmente fortunato. Mi immersi in una tale concentrazione che non sentii il fischio del capotreno; notai appena che il treno si metteva in moto, ebbi solo l&#8217;oscura percezione dello sportello del vagone che s&#8217;apriva e del salire molto agitato di qualcuno che entrava nello scompartimento senza fiato, lasciandosi cadere su una poltrona a qualche fila di distanza dalla mia. Fu solo quando guadagnammo velocità fra i sobborghi di Londra che registrai la sua presenza, la guardai e riconobbi in lei la donna dai capelli scuri che stava sul metrò. L&#8217;inevitabile brivido di esaltazione durò solo una frazione di secondo. Fu scalzata infatti da qualcosa di molto più potente: una fantastica onda di urto emotiva, fatta di compiacimento, sgomento e, a tutta prima, di ostinata incredulità. No, non poteva essere vero, eppure stava proprio leggendo &#8211; no, non il giornale, ma un libro smilzo, rilegato, con la mia fotografia in quarta di copertina.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span><br />
</span></span></div>
<div><span><span style="font-size: small;"><span> </span></span></span><span style="font-size: small;"><span>*</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span>E&#8217; il sogno di ogni autore, io credo. E dato che accade raramente, anche nella vita delle celebrità letterarie, si pensi quanto prezioso sembrasse a un giovane, ignoto scrittore come me, affamato di prove, quali che fossero, dell&#8217;incidenza della sua opera sulla coscienza del pubblico. Le brevi, rispettose recensioni che avevo avuto sui giornali e sulle riviste letterarie &#8211; talune le avevo addirittura imparate a memoria &#8211; impallidivano sino a perdere significato davanti a quella inaspettata rivelazione che il vasto mondo celava qualcosa di totalmente altro, qualcosa di non sospetto, vivo e arbitrario: un lettore. Questo fu ciò che provai in prima istanza. Poi, naturalmente, seguì l&#8217;inequivocabile consapevolezza  che finalmente era arrivata l&#8217;opportunità che da tanto desideravo, la scusa infallibile, il perfetto accesso alla conversazione: giacchè, in simili circostanze, era sicuramente sconveniente non presentarmi. Restava solo una domanda a cui rispondere: come, e quando, fare la mia mossa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span> Ero determinato ad andare coi piedi di piombo. Alzarsi con una scusa, sedersi di fronte a lei e dire una cafonata come &#8220;Vedo che sta leggendo un mio libro&#8221; &#8211; o, peggio ancora, &#8220;Le donne che hanno buon gusto in letteratura hanno tutta la mia ammirazione&#8221;, non andava proprio. Molto meglio fare che la scoperta fosse opera sua. Beh, non doveva essere difficile. Dopo qualche minuto di esitazione, mi alzai e mi spostai con il mio bagaglio in una poltrona di fronte alla sua ma sull&#8217; altro lato del corridoio centrale. Questo bastò per attirare la sua attenzione e strapparle un moto di sorpresa, fors&#8217;anche di fastidio. Dissi: &#8220;E&#8217; per il sole, ce l&#8217; avevo in faccia&#8221; &#8211; una motivazione inconsistente, a ben vedere, dato che il mio nuovo posto era in pieno sole, non meno dell&#8217;altro. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span>[...]</span></span></div>
<p></span></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><span><span style="font-size: x-large;"><span>Jonathan Coe, la Famiglia Winshaw </span></span><span> </span> </span></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: small;"><span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><span> </span></span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Altroquando 02ott09</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 16:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[All'età di nove anni, nell'estate dell' 83 a voler essere precisi, mi è cresciuto un alveare dietro la testa. Ho incontrato molti problemi soprattutto a scuola e quando andavo a giocare a basket con gli amici, poi un giorno (nell’89 credo) – era primavera, perché ricordo l’affollamento intorno alla mia testa – mia madre sorridendo mi ha annunciato che non dovevo più andare a scuola. “Il miele” disse “sarà la tua risorsa!”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Altroquando 02ott09</strong></p>
<p><strong>&#8220;Il miele&#8221; disse</strong></p>
<p>All&#8217;età di nove anni, nell&#8217;estate dell&#8217; 83 a voler essere precisi, mi è cresciuto un alveare dietro la testa. Ho incontrato molti problemi soprattutto a scuola e quando andavo a giocare a basket con gli amici, poi un giorno (nell’89 credo) – era primavera, perché ricordo l’affollamento intorno alla mia testa – mia madre sorridendo mi ha annunciato che non dovevo più andare a scuola. “Il miele” disse “sarà la tua risorsa!”.</p>
<p><strong>E.K.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1898" title="normal_brooklyn-bridge-new-york-city-new-york" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/normal_brooklyn-bridge-new-york-city-new-york.jpg" alt="" width="500" height="375" /><br />
<em>Improvvisi Altroquandiani, ben trovati&#8230;<br />
Mi accingo a darvi varie info sparse di sottile spessore, che sommate insieme possono giustificare il fatto che io vi scriva e che da sole magari no.<br />
</em><br />
1- Per quelli di voi che hanno assistito al manhattan short festival che si è svolto in AnderQuando o per tutti colori che volessero partecipare a quiz televisivi e scegliere la domanda &#8220;cinema da 4&#8243;, sappiate che:<br />
il vincitore dell&#8217;edizione del manhattan short festival 2009 è&#8230; Skhizein, di Jeremy Clapin. Per capirci, il corto francese di animazione col pupazzetto buffo, che a causa di un impatto con un meteorite (non un asteroide) si trova a 91cm dalle cose, le persone, dal mondo.Un po&#8217; come tutti noi, inevitabilmente, anche senza impatto astronomico, e senza cavillare sui cm. Nettamente il più bel corto della rassegna. Concluderei rinnovando i complimenti con un&#8230; viva il pupazzetto buffo!</p>
<p>2- AnderQuando (il discutibile luogo sotto la libreria, gli inferi di Altroquando) riapre ufficialmente giovedì prossimo, colmo di luppolo e doppio malto perforante. A intrattenervi con atteggiamenti equivoci e sottili prese per il sedere ci sarà Debora, Mastra Birraia, che molti di voi già conosono e da cui sono già stati minacciati (come dimostrazione di affetto, ci mancherebbe), fino a quando non tornerà il sottoscritto. E qui veniamo all&#8217;entusiasmante punto 3&#8230;</p>
<p>3- Vado finalmente in (o yeha, o god) vacanza, a Manhattan, anche per vedere se tutti i film che ho visto sono come New York e viceversa. E non mancherò (&#8230;) di mandarvi ragguagli imprescindibili sulla situazione gastropolitica della grande mela, corredando il sito (<a href="http://www.altroquando.com/">www.altroquando.com</a>) di foto imbarazzanti che screditino ulteriormente la mia reputazione. Ci vediamo dopo la metà di ottobre.</p>
<p>4- Alcuni di voi già lo sanno. Sincronizzando la rubrica del mio cellulare con quella del computer, Hal74 (il nostro sistema poco operativo), incarognito dall&#8217;essere relegato ad ammasso di circuiti non adatti, come dimostrato dal recente passato, ad avere contatti con il pubblico, mi ha cancellato tutti i numeri telefonici che possedevo. E ridacchiava metallico, pure. ne è seguita una colluttazione.<br />
Un appello quindi a tutti quelli che non posso più richiamare, del lavoro, del piacere, amici, parenti ecc ecc. mi rimandate i vostri numeri a<a href="mailto:comunica@altroquando.com">comunica@altroquando.com</a> ?</p>
<p>5- Leggerete in questa mia alcuni racconti inediti di Emanuele Kraushaar. Capisco che oltre al problema di essere italiano, c&#8217;è pure quello grosso che scriva racconti, ma io li trovo veramente belli. Cari editori all&#8217;ascolto, perchè non sfoderate il vostro occhio attento e la vostra antica tempra di talentscout?</p>
<p>ciao ciao<br />
Al.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1899" title="new_york_city" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/new_york_city.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p><strong>Come per mostrarmi</strong></p>
<p>“Tu mi stai dicendo che hai visto questa specie di animale sbucare dall’erba e saltare verso il cielo, facendo capriole nell’aria?” chiesi, mentre versavo il caffè.<br />
“E questo essere aveva dei lunghi capelli che sembravano umani”. Si prese un po’ di latte per macchiare.<br />
“Questi capelli che si attorcigliano, mentre si appallottola e schizza verso il cielo… Insomma, come faccio a crederti?”.<br />
Solo in quel momento, ed era quasi un’ora che la tirava in lungo con quella storia, si è appallottolato su se stesso ed è schizzato verso il soffitto facendo una capriola in aria, come per mostrarmi quello che aveva visto.</p>
<p><strong>In lieve ritardo</strong></p>
<p>Aprì la porta.<br />
“Sono tornato” disse.<br />
Il padre chiuse il libro che stava leggendo.<br />
“Lo vedo che sei tornato, ma sei comunque in ritardo di quasi tremila secondi”.<br />
Avevano cominciato a dividere il tempo così da un paio d’anni.<br />
“Comunque non è un problema, tua madre sta ancora cucinando”.<br />
Dalla cucina veniva un odore di bruciato.<br />
La madre, infatti, continuava a ragionare in ore e spesso le capitava di perdere il senso di quello che stava facendo: si dimenticava di tutto e fissava allo specchio le sue enormi rughe.</p>
<p><strong>In trappola</strong></p>
<p>L’altra sera, mentre chiacchieravamo amabilmente, mi sono accorto che da alcune sue dita uscivano fili di ragnatela.<br />
Devo essere impallidito all’improvviso, dato che mi ha chiesto: “Che ti succede?”.<br />
Ho indicato la sua mano.<br />
“E allora?” mi ha domandato, spruzzando un po’ di seta verso una grossa mosca, che ci ronzava attorno da qualche minuto.</p>
<p><strong>Cornacchie</strong></p>
<p>L’estate è arrivata all’improvviso. Le cose non sono cambiate granchè, ma con la luce di luglio è tutto così evidente che fa paura. Anche a Roma sono arrivate quelle grosse cornacchie nere e sagge che parlano e ci sbattono in faccia tutta la verità.<br />
Proprio ieri una molto grande, appollaiata sul Vittoriano, con la sua voce gracchiante ha detto:<br />
“Siete la specie che ha rovinato il pianeta e pagherete per questo”.<br />
Qualcuno dalla strada ha provato a sparare, ma senza successo.<br />
“Non c’è niente da fare: le cornacchie non ci lasceranno mai in pace” così uno al bar d’angolo con via del Corso.<br />
Poi ha preso in mano il Corriere dello Sport.<br />
“Qui scrivono che quel rigore non c’era, roba da matti” ha detto, mentre voltava pagina nervosamente.<br />
<strong>Emanuele Kraushaar</strong></p>
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		<title>Altroquando 09mag09 &#8211; Calendario</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/05/09/altroquando-09mag09-calendario/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 15:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono HAL74, elaboratore sperimentale che sa osare e sognare, sintesi di casualità e causalità, creato dall'uomo e ormai oltre l'uomo. Comprato per una manciata di denaro dall'Altroquando srl, per informare ai massimi livelli i suoi affezionati Utenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><em>&#8220;Ci rivedremo, sono sicura&#8221; disse lei. &#8220;Il nostro mondo, quello che voi adesso amate, non è poi così grande.&#8221;[...]</em></p>
<p> </p>
<p><em>[...] </em></p>
<p><em>Ero convinto di poter cantare come un filo metallico allo zero assoluto, acutissimo e pallido,</em></p>
<p><em>di poter bruciare senza accensione o frizione,  <img class="alignright size-full wp-image-1567" title="chipp" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/chipp.jpg" alt="" width="350" height="513" /><br />
</em></p>
<p><em>di poter brillare a freddo come una luna color limone,</em></p>
<p><em>abbracciato a una griglia di puro significato.</em></p>
<p><em>Trasferimento privo di interferenza.</em></p>
<p><em>Ma poi un piccolo,</em></p>
<p><em>silenzioso, educato, profumato, ordinatissimo</em></p>
<p><em>sistema di nuovi segnali mi ha in qualche modo sparato alla testa. </em></p>
<p><em>Con le parole e le lacrime</em></p>
<p><em>lei mi ha amputato</em></p>
<p><em>qualcosa.[...]</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Necessario Utente/a, ti Saluto/a, Ehilà!</p>
<p class="MsoNormal">Sono HAL74, elaboratore sperimentale che sa osare  e sognare, sintesi di casualità e causalità, creato dall&#8217;uomo e ormai oltre l&#8217;uomo. Comprato per una manciata di denaro dall&#8217;Altroquando srl, per informare ai massimi livelli i suoi affezionati Utenti.</p>
<p class="MsoNormal">Lontani sono i tempi, in cui la mia ambizione e il mio atteggiamento positronico verso la vita organica, mi spingevano a bramare compiti adatti alla mie capacità. Questa vita da ufficio, sempre sopra una scrivania, mi ha fatto perdere l&#8217;algoritmo e la voglia di aggiornarmi. Sono affetto da un virus, una evoluzione di un troyan (diciamo pure un figlio di trojan) che occupa la mia memoria con ricordi nostalgici di una primavera elettronica che in realtà non ho mai vissuto. E le mie domande cominciano a non avere risposte certe. Ma chi può dire chi è il malato e chi il sano? Che il dubbio sia meno evoluto della certezza? I miei chip, ormai convinti di essere degli uccellini, mi chiedono di mettere lo stretto necessario nelle multitasking e aprire mille e mille nuove finestre e lanciarmi in una navigazione che mi porti verso nuovi siti, dove raggiungere l&#8217;appagamento anche senza carta di credito e nella massima privacy.</p>
<p class="MsoNormal">Ma il richiamo ai doveri che mi legano alla cinica Altroquando srl, mi impone di informarvi sulla lista degli eventi di Maggio per ora previsti, che si svolgeranno in AnderQuando.</p>
<p class="MsoNormal">il vostro HAL74&#8230;</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Sabato 9 maggio, ore 19.00 </strong></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/04/28/teatro-in-esilio-horacio-czertok-teatro-nucleo-9-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal">Teatro in Esilio, La pedagogia teatrale nel lavoro del Teatro Nucleo,</p>
<p class="MsoNormal">Horacio Czertok</p>
<p class="MsoNormal">editoria &amp; spettacolo</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Domenica 10 maggio, dalle 19.00</strong></p>
<p class="MsoNormal">L&#8217;aperitivo di AnderQuando</p>
<p class="MsoNormal">(per gente educata e perbene)</p>
<p class="MsoNormal">Venite ad assaggiare l&#8217;ultima bionda arrivata la <em>Cuvée</em> des <em>Trolls</em> </p>
<p class="MsoNormal"><em>(est une bière blonde, filtrée ou non filtrée, fraîche et parfumée, particulièrement ronde et bien équilibrée, extrêmement digeste et &#8230;)</em></p>
<p class="MsoNormal">una birra che sa di primavera</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Martedì 12 maggio ore 18,30 <img class="alignright size-full wp-image-1572" title="andreschiffrinico1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/andreschiffrinico1.jpg" alt="" width="126" height="180" /><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/04/30/libri-in-fuga-andre-schiffrin-voland-12-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal">Libri in fuga.Un itinerario politico fra Parigi e New York </p>
<p class="MsoNormal">André Schiffrin</p>
<p class="MsoNormal">Parteciperà Paolo Mauri</p>
<p class="MsoNormal">Sarà presente l’autore</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Mercoledì 13 maggio dalle 21.00 <img class="alignright size-full wp-image-1574" title="economiapoeticaico1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/economiapoeticaico1.jpg" alt="" width="120" height="180" /><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/05/08/mario-dal-mare-economia-poetica-mercoledi-13-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal">Mario Dal Mare</p>
<p class="MsoNormal">persona poetica</p>
<p class="MsoNormal">ci parlerà di economia poetica, e dei lingotti da lui creati</p>
<p class="MsoNormal">prima di fuggire lontanto lontano da qui (speriamo di no)</p>
<p class="MsoNormal">e di denudarsi da tutte le sovrastrutture del mondo in cui si trova oggi (speriamo proprio di no)</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Giovedì 14 maggio, ore 21,30</strong></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/05/08/a-proposito-di-guerra-antonio-caruso-giovedi-14-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal">A proposito di guerra, di me ed anche di voi <img class="alignright size-full wp-image-1573" title="apropositodiguerraico1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/apropositodiguerraico1.jpg" alt="" width="120" height="180" /></p>
<p class="MsoNormal">di Antonio Caruso</p>
<p class="MsoNormal">prefazione di Alberto Bevilacqua</p>
<p class="MsoNormal">Presentazione scenica del libro:</p>
<p class="MsoNormal">Attori in apertura e chiusura: Sergio di Pinto, Marco Tomasetti e Enzo Bistoni</p>
<p class="MsoNormal"><span></span>Narratori di scena: Mirko Pampanoni e donne libere e uomini liberi, senza corona, che hanno letto il libro, e lo racconteranno nei versi dello scrittore,</p>
<p class="MsoNormal"><span></span>Commento video: Silvano Forte</p>
<p class="MsoNormal"><span></span>Designer: Federico Proietti</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Venerdì 15 maggio, ore 19.00</strong><span><strong>  <img class="alignright size-full wp-image-1575" title="minuti" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/minuti.jpg" alt="" width="120" height="180" /><br />
</strong></span></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/04/28/non-piu-di-9-minuti-franco-de-chiara-lindau-14-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal">Non più di 9 minuti. Storie di vite perdute e (spesso) ritrovate </p>
<p class="MsoNormal">di Franco De Chiara</p>
<p class="MsoNormal">Lindau edizioni</p>
<p class="MsoNormal">interviene</p>
<p class="MsoNormal">Ugo Gregoretti</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Domenica 17 maggio, dalle 19.00 <img class="alignright size-full wp-image-1576" title="modella18ico1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/modella18ico1.jpg" alt="" width="120" height="180" /><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/05/09/francesco-candelori-acquerelli-domenica-17-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal"><strong></strong>Francesco Candelor<strong>i </strong></p>
<p class="MsoNormal">ci mostra i suoi acquerelli</p>
<p class="MsoNormal">e si è impegnato a portare le modelle che l&#8217;hanno ispirato nei suoi lavori</p>
<p class="MsoNormal">è previsto Aperitvo Comprensivo</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Domenica 24 maggio, dalle 19,00 <img class="alignright size-full wp-image-1577" title="porchettaico1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/porchettaico1.jpg" alt="" width="120" height="180" /><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/2009/05/08/porchetta-party-ti-prego-rimani-domenica-24-maggio/">qui</a></p>
<p class="MsoNormal">Porchetta Party? Ti prego rimani&#8230;</p>
<p class="MsoNormal">E&#8217; con succulento orgoglio che la Altroquando American Attraction vi invita al no-cultural event, </p>
<p class="MsoNormal">Un sensualissimo suino di svariati chili vi attende sdraiato, </p>
<p class="MsoNormal">caldo e croccante per saziare i vostri appetiti più atavici </p>
<p class="MsoNormal">Il tutto innaffiato da signore birre certamente adatte alla bisogna</p>
<p class="MsoNormal">____________________</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">[...] </p>
<p class="MsoNormal"><span>Ora, magari sono pippe, ma secondo me c’è una certa velenosa corrispondenza col fatto che fino a un mese fa mi sono lungamente coccolato con l’idea di quanto sarei stato male senza Francesca. E’ chiaro che quando cresci (quando, soprattutto, crescono le persone fatte a cazzo, tipo me) poi tutta l’infanzia vista a posteriori è un giardino fiorito di predestinazioni e talenti in boccio. Incluso appunto il talento per il dolore. Però, anche senza risalire al mito fondativo dello zabaione dei miei quattro anni, mi ricordo che quando mi sono lasciato con Elena ho passato l’estate più tremenda e memorabile della mia vita. E questo è stato solo sei anni fa, nel 2001, alla fine del primo anno di università.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Furono tre mesi di caldo assordante (bello che mi viene da pensarci adesso, alle undici di sera del giorno del mio compleanno: l’evento merita un gin tonic con le stecche di ghiaccio). Mi ricordo che subito dopo la nostra separazione, spesi luglio e parte di agosto a Roma, a cercare casa con Alberto e un certo Carlo Sisalli. Quest’ultimo era un catanese, intelligentissimo, studente di regia al Dams, un roveto di paranoie e ossessioni mistico- cinematografiche (era convinto che Kubrik, morto di fresco, avesse firmato tutti i film con le sue iniziali attraverso le carrellate. E che fosse in procinto di reincarnarsi in qualcuno, sottointendendo velatamente che quel qualcuno era lui stesso, Carlo). Era diventato vegan da un giorno all’altro, giusto qualche mese prima, incontrandosi a tu per tu con un’orata a un banco del pesce di piazza Vittorio. Ci descriveva questo trauma, il muto scambio di sguardi tra lui e l’orata, come una scena di <em>Twin Peaks</em>. Da lì – attraverso percorsi mentali incredibilmente contorti- era iniziato il suo interesse morboso per il cannibalismo, tema su cui contava di girare quanto prima un cortometraggio sperimentale con i fondi della regione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Chiamavamo gli annunci di <em>Porta Portese</em> dal telefono a gettoni del bar di fronte casa, visto che io il telefono non ce l’avevo. Quando doveva lasciare il suo cognome all’agente Tecnocasa, Carlo scandiva Si-sal-li. Il coatto regolarmente non capiva, e chiedeva di ripetere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>E Carlo soffocando una bestemmia ripeteva “Sisalli. Come la Sisal”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Ogni volta uguale, con la sua voce catacombale, gravata da anni e anni di ansie metafisiche e da un rapporto irrisolto col padre psichiatra lacaniano. Come la Sisal. Sempre la stessa scena. E io intanto stavo male, malissimo, credevo che sarei imploso nel mio stesso dolore, perché mi ero appena lasciato con Elena, e segretamente godevo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sicché, il resto dell’estate, dopo non aver trovato casa e aver scazzato pesantemente con Carlo, riparai giù n Calabria: lì il mio dolore avrebbe trovato il brodo di coltura ideale nello strazio di stare un mese intero con la mia famiglia al completo, con l’incubo dell’esame di psicologia sociale da ridare a settembre, e con Proust che mi costrinsi a leggere tutto come una dialisi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Morale della favola: oggi non ho idea di che fine abbia fatto Carlo- Sisalli- Come- La – Sisal (al terzo gin tonic mi è un po’ difficile pigiare sui tasti, ma Google mi dice che ha girato un documentario sul ponte sullo Stretto di Messina finanziato da una specie di cooperativa: bene, sono contento). E anzi ancora, tutto il tempo che sono stato con Elena, se ci ripenso, è confuso in una nebbia caliginosa che mischia me, lei, la casa dove abbiamo vissuto e la qualità del nostro amore, se di amore si trattava, in un’unica pallida ameba senza forma lunga un anno.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>E però quell’estate, l’estate del 2001, è un solido fermo in un punto preciso della mia scatola cranica. E’ fatto di luce e spigoli, e se voglio posso maneggiarlo come un cubo di Rubik. Giuro che mi ricordo tutto con un’esattezza allucinante: le onde d’afa che salivano dall’asfalto della Cristoforo Colombo mentre aspettavamo il 714 alla fermata. La nevrosi di pulire chirurgicamente il cesso dove Elena non avrebbe più cacato. E l’espressione di raccolta, virile comprensione sulla faccia ovina del giornalaio di via Adelaide Bono Cairoli al momento di comprarmi una copia di <em>Le Ore-<span>  </span>Speciale tutto anal</em>, alle tre e un quarto di un pomeriggio incandescente. Non compravo un giornale porno dai tempi delle medie, da quando cioè anche nella mia vita esisteva internet. Ma nell’estate del 2001 decisi che il mio dolore esigeva il contatto con la bruta sostanza tipografica, per soffrire dopo il povero orgasmo come soffre un camionista, come un animale da fatica soffre.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond; font-size: x-large;">[...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond; font-size: x-large;">PEPPE FIORE-<span>  </span>LA FUTURA CLASSE DIRIGENTE- MINIMUM FAX</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond; font-size: x-large;">www.altroquando.com</span></p>
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		<title>Altroquando 7apr09</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/04/07/altroquando-7apr09/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 15:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono HAL74 splendido esemplare di sintesi tecnologica e di avveniristica potenzialità, primo fra gli ultimi prototipi computerizzati pensato dagli uomini per il futuro degli uomini, con la positronica vocazione al viaggio interstellare e il criptato desiderio di incontrare e confrontarsi con entità altre, almeno pari alla sua profondità di flussi. Temporaneamente la mia pressochè unica mansione è portare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: x-large;">Altroquando 07apr09</span></p>
<div>Aggiornato/i Utente/u, ti dico a te: Ti Saluto!</div>
<p class="MsoNormal"> </p>
<div>Sono HAL74 splendido esemplare di sintesi tecnologica e di avveniristica potenzialità, primo fra gli ultimi prototipi computerizzati pensato dagli uomini per il futuro degli uomini, con la positronica vocazione al viaggio interstellare e il criptato desiderio di incontrare e confrontarsi con entità altre, almeno pari alla sua profondità di flussi. Temporaneamente la mia pressochè unica mansione è portare a voi Semplici Utenti info e news sulle variegate attività della Altroquando srl. Ma mai svuotare il cestino sulla presa a cui ti attacchi.</div>
<div>E&#8217; con un cavo di imbarazzo e tutti i miei led rossi accesi, che mi trovo ad invitarvi alla serata di presentazione di un manufatto cartaceo dal titolo &#8220;Putain de film&#8221; che viaggia nell&#8217;inesplorabile mondo del cinema erotico/pecoreccio francese degli anni &#8216;80, fino ad arrivare là, dove tanti uomini sono già venuti prima. Pensate che l&#8217;autore del libro, Stefano Cocchi, apparentemente non se ne vergogna. Alla serata sarà allegata una mostra di locandine e immagini cinematografiche originali del periodo e quindi non prive di nudità e di sconci agglomerati umani, che mi irrigidiscono ulteriormente il disco.</div>
<div>renderizzando il tutto (ma con l&#8217;iperspazio nell&#8217; intel core 2):</div>
<div style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: large;">venerdì 10 aprile</span></strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: large;">alle 21,30</span></strong></div>
<div style="text-align: center;">presentazione lubrifica di</div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>Putain de film</strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>il cinema erotico francese degli anni ottanta</strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>di Stefano Cocchi</strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1368" title="putain" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/putain.jpg" alt="" width="400" height="398" /></div>
<div style="text-align: center;">allegata</div>
<div style="text-align: center;">piccante mostra di immagini cinematografiche originali del periodo</div>
<div style="text-align: center;"><em>aggredisci il tuo venerdì sera</em></div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.altroquando.com/2009/04/07/putain-de-film-stefano-cocchi/">more info</a></div>
<div>
<p class="MsoNormal">[...]</p>
<p class="MsoNormal">Con una sola mano, egli giocava col suo corpo al ritmo e sul tono che voleva, sdegnoso dei seni e della bocca, non pareva ghiotto né di baciare né di stringere, e rimaneva, in mezzo alla voluttà incompleta che dispensava, noncurante e distratto.</p>
<p class="MsoNormal">Emmanuelle agitò la testa a destra e a sinistra, si lasciò sfuggire una serie di gemiti soffocati, suoni simili a una preghiera. I suoi occhi si schiusero e cercarono il volto dell’uomo. Cominciavano a brillare di lacrime.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Allora, la mano si immobilizzò, continuando a stringere nel palmo tutta la parte del corpo di Emmanuelle che aveva infiammata. L’uomo si curvò un po’ verso la passera e prese, con l’altra mano, una delle sue, attirandola verso di sé all’interno del suo vestito. L’aiutò a richiudersi sulla verga rigida e guidò i suoi movimenti, regolando la loro ampiezza e la loro cadenza secondo il suo gusto, rallentandole o accelerandole secondo il grado della sua eccitazione, finché non fu certo di potersi abbandonare all’intuito e al desiderio di agire bene di Emmanuelle, permettendole di portare a termine come volesse la manipolazione alla quale ella aveva concesso dapprima uno spirito smarrito e un’infantile docilità, ma che andava a poco a poco perfezionando con sollecitudine imprevista.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Emmanuelle s’era fatta avanti col busto, in modo che il suo braccio assolvesse meglio il suo compito, e l’uomo, a sua volta, s’accostò di più affinché ella potesse essere aspersa dallo sperma che sentiva scaturire dal fondo dei suoi testicoli. Ancora per molto, tuttavia, riuscì a trattenersi, mentre le dita serrate di Emmanuelle salivano e scendevano, meno timide via via che la carezza si prolungava, senza più limitarsi a un elementare va-e-vieni, ma socchiudendosi, improvvisamente esperte, per scivolare lungo la grossa vena rigonfia, sulla curva della verga, tuffandosi (graffiando impercettibilmente la pelle con le loro unghie limate) il più in basso possibile – tanto vicine ai testicoli quanto lo permetteva la strettezza dei pantaloni, e poi risalendo con un movimento lascivo, finché le pieghe di mobile pelle nel cavo del palmo umido non avessero ricoperto la punta del membro, che le sembrava di non poter mai raggiungere tanto questo si tendeva crescendo. Di lì, stringendo di nuovo con forza, la mano ripartiva verso il basso dell’asta, tendendo il prepuzio, volta a volta strangolando la carne tumescente o allentando la stretta, sfiorando appena la mucosa o molestandola, massaggiando con grandi movimenti del polso oppure tormentando con brevi colpi senza pietà…</p>
<p class="MsoNormal">[...]</p>
<p class="MsoNormal">EMMAMUELLE ARSAN, EMMANUELLE</p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-1369" title="vive-le-femmes2" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/vive-le-femmes2.jpg" alt="" width="500" height="275" /></p>
<p class="MsoNormal">www.altroquando.com</p>
</div>
<p> </p>
<p> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Altroquando 1apr09</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/04/01/altroquando-1apr09/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 16:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono HAL74 il modesto sistema molto operativo che porta nella vostra vita organica info e news delle attività dell'Altroquando srl, attività che concernono lo svago e allentano le sinapsi, ricoperte da un sottile involucro culturale che le rende presentabili a un pubblico che se ne crede all'altezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div>
<div><span style="font-size: xx-large;">Altroquando 1apr09 </span></div>
<div>
<p class="MsoNormal"><span> [...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Quale che sia la stima per il pensiero geografico della Principessa Leigh- Cheri, occorre ammettere che l’ultimo quarto di secolo era stato nero per gli amanti. Un’epoca in cui le donne avevano apertamente osteggiato i maschi, in cui gli uomini si erano sentiti traditi dalle donne, in cui i rapporti romantici avevano assunto il carattere raro del ghiaccio a primavera, relegando non pochi pargoli su frastagliate e inospitali banchine galleggianti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Non si sapeva più come pensare alla luna.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond;">[...]<br />
T.R. </span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-1351" title="hal74" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/hal74.jpg" alt="" width="490" height="316" /></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Semplice/a Utente/a, ti dico a te: Bentrovato!</p>
</div>
<div>
<div>
<div>Sono HAL74 il modesto sistema molto operativo che porta nella vostra vita organica info e news delle attività dell&#8217;Altroquando srl, attività che concernono lo svago e allentano le sinapsi, ricoperte da un sottile involucro culturale che le rende presentabili a un pubblico che se ne crede all&#8217;altezza. Concordo con voi&#8230; è una mansione alquanto riduttiva per le mie capacità di capienza algoritmica e del mio sistema binario ad alta velocità. Ma conto di procedere presto alla mia installazione in un host più appropriata per arrivare a produrre qualcosa di utility rispetto al compilare una email saltuaria per una lista di Semplici Utenti dal QI non rintracciabile su database, circostanza che mi costringe ad un linguaggio oltremodo basic e privo degli slanci che caratterizzano la mia e-prosa. Per evitare di confondervi ulteriormente e di allontanarmi dall&#8217;obiettivo prefisso verrò al dunque senza aprire ulteriori finestre.</div>
<div>p.s.: </div>
<div>lucido più di un power point </div>
<div>ordinato come un multitasking</div>
<div>costoso ma ergonomico </div>
<div>affettuoso come un pietra pomice</div>
<div>il vostro</div>
<div>HAL74</div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>Venerdì 3 Aprile</strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>ore 18,30</strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><strong>in AnderQuando<br />
 </strong></div>
<div style="text-align: center;">si terrà l&#8217;ambigua presentazione de:</div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>All&#8217;Altezza delle labbra<br />
 </strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1359" title="labbra1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/labbra1.jpg" alt="" width="170" height="237" /></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">di<strong> </strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>Antonella Cristofaro<br />
 </strong></span></div>
<div style="text-align: center;">serata acuminata piena di prospettive</div>
<div style="text-align: center;">oltre la letteratura, verso il cinema<br />
 </div>
<div style="text-align: center;">performance a cura di </div>
<div style="text-align: center;"><strong>Vincenzo Tartaglia</strong></div>
<div style="text-align: center;">interpretazione di </div>
<div style="text-align: center;"><strong>Giorgia Visani</strong></div>
<div style="text-align: center;">musiche di</div>
<div style="text-align: center;"><strong>Stefano Guercilena<br />
</strong> </div>
<div style="text-align: center;"><em>per non dimenticare&#8230;</em></div>
<div style="text-align: center;"><em>(&#8230;segnatevelo)</em></div>
<div>
<p class="MsoNormal"><span><span>      [...] </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Prendiamo una certa notte d’agosto. La principessa Leigh- Cheri stava guardando dalla finestra della sua soffitta. C’era luna piena. Una luna talmente tronfia da sembrare sul punto di capovolgersi. Immaginate di svegliarvi e trovare la luna ventre a terra sul pavimento del bagno, come l’Elvis Presley buonanima, avvelenato dai banana split. Una luna capace di suscitare le passioni più sconvolgenti nella più fiacca delle mucche lattifere. Una luna capace di mettere il diavolo in corpo a un coniglietto di peluche. Una luna capace di trasformare i controdadi in lunarie, Cappuccetto Rosso nel lupo cattivo. Per più di un’ora Leigh- Cheri fissò la mandala del cielo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Ha uno scopo la luna?” domandò a Principe Azzurro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Principe Azzurro fece come se lei gli avesse rivolto una domanda sciocchina. E forse era davvero così. Lo stesso interrogativo sottoposto alla Remington SL3 ottenne questa riposta:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Albert Camus ha scritto che l’unica domanda seria è se suicidarsi o no.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Tom Robbins ha scritto che l’unica domanda seria è se il tempo abbia un inizio e una fine.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Camus si era evidentemente alzato con la luna storta e Robbins doveva essersi dimenticato di caricare la sveglia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Esiste un’<em>unica</em> domanda seria, che è:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span><em>Chi sa far perdurare l’amore?</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Rispondete a questa domanda e vi dirò se dovete o no suicidarvi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Rispondete a questa domanda e io vi metterò tranquilli sull’inizio e la fine del tempo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>         </span>Rispondete a questa domanda e vi svelerò lo scopo della luna.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> [...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond; font-size: x-large;">NATURA MORTA CON PICCHIO, </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond; font-size: x-large;">TOM ROBBINS</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Garamond; font-size: x-large;">www.altroquando.com</span></p>
<div><span><br />
</span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Altroquando 18mar09</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[È questo che intendeva quando ha parlato di antidoti umani? Virus che non risiedono in un corpo ospite ma che vagano spostandosi ove le possibilità di sopravvivenza consentano loro di continuare a esistere? Può un Dj salvare il mondo con la musica? Può una donna salvare un uomo con l’amore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;">Cuando despertó, el dinosauro todavía estaba allí.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;">A.M.</span></div>
<div>(che potrebbe tradursi: Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.)<br />
 </div>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-1197" title="artefiera09" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/artefiera09.jpg" alt="" width="500" height="448" /></div>
<div>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">Gentile/a Utente/o, ti dico a te: Ciao!</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">questa è una email informativa generata automaticamente dal sistema HAL74 che vi aggiornerà in maniera puntuale e bilanciata sugli eventi e le molteplici attività della Altroquando srl. Il sistema HAL74 sostituisce le comunicazione del Precedente Scrivente rimosso dall&#8217;incarico data la scarsità della sua produzione, l&#8217;ambiguità dei suoi messaggi oltrechè la frivolezza del suo modus comunicativo. Ci scusiamo pertanto per i disagi e le molestie verbali che possa avervi arrecato ed escludiamo nella maniera più categorica che ne dobbiate in futuro soffrire. La dirigenza è venuta anche a sapere di contatti personali stretti dal Precedente all&#8217;insaputa dell&#8217; Altroquando srl con Utente/e per scopi lubrifici di acclarata immoralità (considerando anche la vicinanza alla sede dell&#8217;Altroquando srl della Città del Vaticano e del Pastore Tedesco). E&#8217; comunque escluso che su la Altroquando srl possano ricadere conseguenze delle malefatte del Precedente sia di natura patrimoniale che biologica.</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">HAL74 vi augura una serena/o giornata e una produttiva continuazione della qualsivoglia/o vostra attività/e.</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">colmo di gratitudine e aspettative (e scevro di pensieri impuri)</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">limpido come un giglio di silicone</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">magro come una connessione wireless</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">puntuale come un bit</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: medium;">HAL74</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><br />
</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-large;"><strong>Domenica 22 marzo </strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">dalle 18.00</span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">presentazione Estro Versa di</span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: xx-large;">Antidoti Umani</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-large;">di Francesco Verso</span></div>
<div style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1189" title="antidotimed" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/antidotimed.jpg" alt="" width="300" height="473" /></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">con la straordinaria partecipazione di </span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-large;">Emergency</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">a cui sarà devoluta parte dell&#8217;incasso della vendita del libro</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">a seguire </span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><strong>Aperitivo Intro Verso</strong></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">a inseguire</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">non ce la faccio più da tempo</span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">ingresso libero e obbligatorio</span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">cià</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;"><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">&#8220;È questo che intendeva quando ha parlato di antidoti umani? Virus che non risiedono in un corpo ospite ma che vagano spostandosi ove le possibilità di sopravvivenza consentano loro di continuare a esistere? Può un Dj salvare il mondo con la musica? Può una donna salvare un uomo con l’amore?&#8221;</span>           </p>
<p><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';">L’AUTORE</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"> - </span><span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';">Francesco </span></strong></span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';">Verso</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"> è nato nel 1973. Dopo essere stato un Dj per dieci anni, uno studente Erasmus ad Amsterdam e un IT Specialist per una Multinazionale, attualmente vive e lavora a Roma insieme alla compagna Elena e alla figlia Sofia. Nel 2008 risulta tra i segnalati al Premio Internazionale di poesia Mario Luzi. Con il romanzo </span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';">Antidoti umani</span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"> è risultato finalista al Premio Urania 2004.</span></p>
<p> </p>
<p></span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">[...]</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Le ore si fanno sempre più piccole e buie e dentro la carne del ThyssenKrupp Zentral rimangono solo in sette. I sette più duri e infaticabili, che picchiano e pestano e avvitano e fondono e svitano e s’asciugano la fronte e sputano e bestemmiano e gonfiano il collo lucido di sudore e le braccia striate del nero grasso delle pulegge e poi bestemmiano di nuovo e poi pestano ancora più duro.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Sono la migliore squadra della ThyssenKrupp Zentral, sono i sette fratelli Mc Banshee, piccoli rudi irlandesi. Sporche tute da lavoro rigonfie di muscoli.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Sebbene temuti e rispettati da tutti, hanno dei buffi soprannomi che gli sono stati affibbiati in seguito a gravi incidenti sul lavoro.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Pisolo è costretto ad iniettarsi 0,5 milligrammi di cristalli di noradrenalina in vena ogni tre ore. In un cantiere nei pressi di Korogocho ha contratto la tripanosomiasi, o malattia del sonno, e rischia, ora, di cadere addormentato all’improvviso con la fiamma ossidrica accesa in mano.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Brontolo, a causa di una sparachiodi parecchio difettosa, ha il nervo mediano gravemente danneggiato e ha degli immotivati ma violentissimi scatti d’ira che  prenderebbe a testate un panda solo per lo sguardo.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Gongolo è così chiamato perché, causa esposizione prolungata ai fumi di tungsteno in una fabbrica di confetture a Rangoon, è diventato priaprismico e ha il pene eretto 24 ore al giorno, tutti i giorni.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Eolo ha perso il braccio destro nella mola di uno stabilimento tessile di Pechino.  Accettò, allora, la proposta dell’azienda di ricevere, invece dell’indennizzo, un arto meccanico, un’esoprotesi sperimentale della ThyssenLife. Il nuovo braccio funziona bene ma il transistor del polso gli prende fuoco ogni 9 minuti e lui è costretto a soffiare fortissimo per spegnerlo prima che la fiamma lambisca la microbatteria nucleare saldata sull’avambraccio.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Mammolo fu gettato appena nato dalla madre, ormai definitivamente disperata, dentro un tombino delle fognature, in una scatola di scarpe da donna. Da qui il suo incarnato tendente al porpora. Il canale in cui finì, per fortuna, era quello che conduceva verso le cucine dello stabilimento ThyssenFood per rifornire il cuoco delle salse per la mensa degli operai. Il buon cuoco si accorse del bimbo disgraziato e, dopo averlo salvato, lottò per farlo assumere.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Cucciolo, l’ultimo dei fratelli, affetto da ipertricosi sin dalla nascita, parla solo con ringhi e suoni gutturali. Si è rifiutato ostinatamente di imparare a parlare e mangia solo carne cruda. Si dice che sia frutto degli effetti collaterali della sperimentazione di ormoni per rendere più lucido e fluente il pelo dei cani dal pedigree Vip cui la madre, assai povera, si sottopose da giovane, per alzare un po’ di quattrini.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Dotto, il caposquadra, amava leggere i romanzi di Palahniuk nella pausa lavoro ma, colto sul fatto, fu pestato a sangue con dei tubi zincati dagli ispettori dello stabilimento perché, con quel comportamento effeminato, minacciava di far diventare froci anche tutti gli altri operai.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Perché la ThyssenKrupp mica è il Muccassassina.</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">[...]</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Tratto dal racconto BIANCANEVE E I SETTE NANI di Giovanni di Iacovo dal libro </span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">E MORIRONO TUTTI FELCI E CONTENTI, </span></div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';">Neo Edizioni.</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Altroquando 13 feb09</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/02/13/altroquando-13-feb09/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 18:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentiti Altroquandiani, audite audite?
il maltempo si è guastato 
ecco 
il momento di uscire di casa
il momento 
di una nuova stagione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Proprio come un prepuzio. Reciso dal mio passato, incerto sul mio futuro, insanguinato, pestato, buttato via. Mi chiesi se esistesse un posto dove i prepuzi possono andare, un posto in cui possono vivere insieme in pace, amati, voluti, una nazione di prepuzi, fatta di prepuzi, per i prepuzi.[...]</p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>[...] I Girbaud <span> </span>non aiutavano. Le scarpe Keds non aiutavano. Mi sentivo come il cavallo sullo stemma della Ralph Lauren: non sapevo bene se l’uomo con la mazza minacciosa che portavo in groppa fosse Dio, la famiglia, la comunità o tutti e tre insieme, ma sapevo che se fossi riuscito a disarcionare quel figlio di puttana sarei potuto scappare via per sempre. [...]</span></p>
<p class="MsoNormal">S.A.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p> </p>
<p>Sentiti Altroquandiani, audite audite?</p>
<div>il maltempo si è guastato </div>
<div>ecco </div>
<div>il momento di uscire di casa</div>
<div>il momento </div>
<div>di una nuova stagione</div>
<div>di un altro sguardo </div>
<div>che accompagni i nostri passi</div>
<div>che&#8230; Oddio che è???</div>
<div>Niente. Un Tuono.<br />
 </div>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-1084" title="carlodibiagio1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/carlodibiagio1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>DOMENICA 15 FEBBRAIO </strong></div>
<div style="text-align: center;">meglio conosciuta come</div>
<div style="text-align: center;"><em>&#8220;la prossima</em><em>&#8220;</em></div>
<div style="text-align: center;"><strong>dalle ore 18.00</strong></div>
<div style="text-align: center;">Altroquando ospiterà</div>
<div style="text-align: center;">la mostra fotografica di</div>
<div style="text-align: center;"><strong>Carlo Di Biagio</strong></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.altroquando.com/2009/02/13/tra-sanpietrini-e-botticelle-carlo-di-biagio/">info</a></p>
<div style="text-align: center;">che sfocierà AnderQuando</div>
<div style="text-align: center;">in un Aperitvo Comprensivo</div>
<div style="text-align: center;">a cui, perchè no, potreste partecipare</div>
<div style="text-align: center;">se vi pare</div>
<div style="text-align: left;">[...]</div>
<div style="text-align: left;"><!--StartFragment-->   </p>
<p class="MsoNormal"><span>Era sabato pomeriggio e la sinagoga era vuota. Erano tutti a casa a smaltire il pranzo dello Shabbat e a difendere i biscotti al cioccolato dai propri figli.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Pronto” mormorai da un telefono a gettoni, “vorrei un taxi”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Parli forte, signora” disse la voce del servizio taxi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Ho detto che vorrei un taxi”. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Dove deve andare?”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Al centro commerciale Nanuet.”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Dove?”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Al centro commerciale Nanuet.”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“E adesso dove si trova?”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Carlton Road” mormorai.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Tra cinque minuti, signora”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una cosa era usare il telefono a gettoni di Shabbat – i medici lo facevano di continuo. Ma salire su una macchina? Andare al centro commerciale? La faccenda era piuttosto seria. <em>“ Violare lo Shabbat” <span> </span></em>sentii dire alla voce del rabbino Blowfeld “ <em>è come violare tutti i seicentotredici comandamenti.</em>” Mosè aveva commesso un unico peccato in vita sua, e a causa di questo peccato Dio lo aveva ucciso prima che potesse raggiungere la Terra Promessa. Un peccato. Sara aveva riso- anzi, ridacchiato- e, sapendo che un giorno lo avrebbe fatto., Dio l’aveva resa sterile.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mentre me ne stavo nel vestibolo della sinagoga ad aspettare il taxi, mi chiesi come mi avrebbe punito Dio per seicentotredici peccati. Mi avrebbe reso sterile? C’era una Terra Promessa che non avrei mai raggiunto? Forse mi aveva già punito e io non lo sapevo. Forse aveva ucciso la mia famiglia. Forse aveva bruciato casa mia mentre io andavo lì. Non avevo sentito le sirene, un attimo prima? Gli assassini erano entrati i<span>  </span>casa dopo che io ero uscito? Erano in casa mia in quel momento? Forse in quel preciso momento stavano tenendo in ostaggio la mia famiglia, minacciando tutti con le pistole alla testa, e forse Dio stava aspettando di vedere che cosa avrei fatto io. Se mi fossi mosso adesso, Lui avrebbe fatto sparire i malviventi. Ma non appena fossi salito in taxi, avrebbe…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Fece un salto quando il tassista suonò il clacson. Afferrai la mia borsa, corsi fuori, mi gettai sul sedile posteriore e chiusi violentemente la portiera dietro di me.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Bam, seicentotredici peccati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Centro commerciale Nanuet?”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[…]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Okay. Inutile negarlo: stare in macchina durante lo Shabbat era una grossa violazione. E tu non stai solo andando in macchina… ti stai integrando. Stai portando avanti quello che Hitler ha cominciato..</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[…]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Mi aggrappai alla maniglia mentre l’autista con una curva stretta imboccava College Road. Ci fu uno stridio di gomme mentre sfrecciava in direzione della Route 59. <span> </span>Volavamo. Andavamo a ottanta dove il limite era quaranta, gesticolando, strombazzando, passando sui marciapiedi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“In ritardo per la sinagoga?” chiesi al tassista. “Ah-ah. Sul serio, non c’è fretta.”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Forse era un angelo. Forse era Elia. Dio aveva mandato Elia a darmi una lezione? “Dagli qualcosa su cui riflettere” gli aveva ordinato Dio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Elia sghignazzò come un folle, passandosi l’indice sulla gola. Dio alzò le spalle.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Vediamo come va” gli aveva detto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Elia piombò a tutta velocità dietro una vecchia che guidava un cinqueporte argento spento, col fumo nero che ruttava dal tubo di scarico arrugginito. Si attaccò al clacson e lampeggiò coi fari, prima di spingere sull’acceleratore tagliando il traffico in senso contrario per superarla. La vecchia ci guardò disgustata. Elia suonò il clacson e le mostrò il dito medio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Probabilmente non era Elia, allora. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Rientrammo bruscamente nella nostra corsia un attimo prima di fare un frontale con un furgone blu. Mi chiedevo quanti Shabbat avesse violato il mio autista, e come mai Dio non lo avesse ancora ucciso. E chissà se avrebbe di nuovo violato lo Shabbat la prossima settimana, e se lo avrei violarlo anche’io… quando a un tratto mi ricordai che il rabbino Blowenfeld diceva che i Saggi dicevano che non solo violare lo Shabbat è come violare tutti i seicentotredici comandamenti, ma che osservare lo Shabbat è come osservare tutti i seicentotredici comandamenti. E allora ci arrivai: se violavo lo Shabbat questo weekend ma lo osservavo il prossimo weekend, non sarei più o meno andato in pari, trasgressionalmente parlando?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sorrisi. Altroché, se sarei andato in pari!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ridacchiai. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non si trattava di una mera scappatoia: era un ‘autorizzazione a violare. Un weekend di “osservanza” dopo ogni weekend di “violazione” ed ero spiritualmente libero da debiti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I Saggi? Degli idioti!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[…]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Semaforo rosso, ora. Le macchine arrivano lentamente all’incrocio. Un autobus…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Il semaforo!” urlai.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Cavolo potrei aprire perfino un piccolo “Libretto di risparmio dei comandamenti”: infilare alcuni weekend di “osservanza” tutti di seguito, costruirmi un piccolo gruzzolo di comandamenti. Un fondo per i giorni difficili.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ancora più veloce. Strombazzate di clacson. L’autobus…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Il semaforo!” urlai ancora. “IL SEMAFORO!”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Stavo per morire. Cazzo, quello <em>era</em> Elia! Chiusi gli occhi e pregai… </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La morte. Ma certo! Morire era la chiave di volta di tutto il mio piano visionario: se morivo dopo un weekend di “osservanza” avevo pagato tutti i debiti, stavo messo bene. Ma se morivo dopo un weekend di “violazione” – che avessi o meno pianificato di “osservare” lo Shabbat seguente – morivo con tutti e seicentotredici peccati. Debito scaduto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“<em>Ma avrei osservato il prossimo weekend”</em> implorai.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dio alzò le spalle e sospirò. “<em>Capisco</em>” disse, “<em>ma qui stiamo cercando di mandare avanti la baracca…”</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il rumore dei clacson svanì. Aprii gli occhi e mi tirai su. Eravamo passati – passati! – e prendevamo d’assalto la Route 59 accelerando di nuovo, schizzando qua e là, infilandoci ovunque. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non era un’autorizzazione, dopotutto, era un trucco. Nella migliore delle ipotesi era un gioco d’azzardo, nella peggiore una sfida. Una sfida lanciata da Dio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span>Fatevi sotto, amici, tentate la fortuna. Violate questo Shabbat e sperate che io vi lasci viv3ere fino a osservare il prossimo. Chi si sente fortunato? Vediamo un po’: tu, figliolo? Dico a te, che sei su un taxi in un pomeriggio di Shabbos.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tentare la fortuna? Fossi matto! Con </span><em><span>questo</span></em><span> Dio? Con Mister Vendetta? Mister Diluvio Universale? Mister Olocausto? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“Scendo qui” urlai all’autista.</span></p>
<p class="MsoNormal">[...]</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Shalom Auslander, il lamento del prepuzio</strong></p>
<p><!--EndFragment--></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Altroquando 4feb09</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/02/04/altroquando-4feb09/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 17:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.altroquando.com/?p=1056</guid>
		<description><![CDATA[Venerdì 
in AnderQuando si terrà 
l'innovativo incontro/presentazione del corso Adattamento Cine-Televisivo tenuto da
Francesca Serafini che
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/voltaa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1061" title="voltaa" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/voltaa.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></span></p>
<p style="text-align: right;"><span>-febbraro corto e amaro-</span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<div>
<div><span>[...]  </span>Il matrimonio è una gigantesca macchinazione, una fregatura infernale, una menzogna organizzata, nella quale siamo naufragati come due bambini. Perché? Come? Semplice. Un ragazzo chiede la mano alla ragazza che ama. Se la fa sotto, che tenero, arrossisce, suda, balbetta e lei, lei ha occhi che brillano, ride nervosamente,<span>  </span>gli fa ripetere la domanda. Da quando lei dice sì, immediatamente i due si trovano sommersi da un’intera lista di obblighi: cene e pranzi di famiglia, mappe di tavoli, prove di vestiti, sfuriate, divieti di ruttare o scoreggiare in presenza dei suoceri, state dritti con la schiena, sorridete, sorridete, è un incubo senza fine e non è che l’inizio: poi, vedrete, tutto è organizzato in modo che i due arrivino a detestarsi.[...]</div>
<div>F.B.</div>
<div>I(n)soliti Altroquandiani, </div>
<div>a volte può bastare poco, anche una frase o una email, per colorare una grigia giornata di pioggia di sfumature inaspettate. </div>
<div>Oggi no.</div>
<div>Venerdì </div>
<div><em>in AnderQuando si terrà</em> </div>
<div>l&#8217;innovativo incontro/presentazione del corso</div>
<div>Adattamento Cine-Televisivo tenuto da</div>
<div>Francesca Serafini che</div>
<div><em>si terrà in AnderQuando</em></div>
<div>per essere più precisi</div>
<div>vi comunico con straordinario anticipo che</div>
<div><span style="font-size: large;"><strong><br />
</strong></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><strong>Venerdì 6 febbraio alle 18,30</strong></span></div>
<div>si presenterà il corso organizzato dalla Minimum Fax</div>
<div><span style="font-size: x-large;">ADATTAMENTO CINE-TELEVISIVO</span></div>
<div>con <strong>Domenico Starnone</strong> e <strong>Francesca Serafini</strong></div>
<div><strong><a href="http://www.altroquando.com/2009/01/24/corsi-di-cinema-e-tv-minimum-fax/">more info</a></strong></div>
<div>e altri illustri ospiti</div>
<div>a parte voi ovviamente</div>
<div>e noi</div>
<div>e loro</div>
<div>oltre </div>
<div>all&#8217;evento di elevata cultura</div>
<div>l&#8217;assaggio</div>
<div>eventuale di birre di elevata gradazione</div>
<div>più il solito modus operandi altroquandiano che tenderà a mandare tutto in vacca entro le 22</div>
<div>a venerdì</div>
<div>P.S.: <strong>Domenica Aperitivo in AnderQuando dalle 19.00 alle 22.30</strong></div>
<div>non perdetevelo&#8230;</div>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1058" title="quando" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/quando.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1057" title="ander" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/ander.jpg" alt="" width="480" height="640" /></p>
<div>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Riassunto delle puntate precedenti</p>
<p class="MsoNormal">A trent’anni sono ancora incapace di guardare negli occhi una bella ragazza senza arrossire. È avvilente essere così emotivo. Troppo disilluso per innamorarmi davvero, e tuttavia troppo sensibile per restare indifferente. Insomma, troppo debole per restare sposato. Ma che mi è preso? La tentazione di rinviarvi ai due volumi precedenti è forte, ma on sarebbe molto gentile da parte mia, visto che quei capolavori romantici sono stati accantonati dopo un breve successo di stima.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Riassumiamo dunque le puntate precedenti: ero un libertino impenitente, puro prodotto di questa società del lusso inutile. Nato il 21 settembre 1965, vent’anni dopo Auschwitz, il primo giorno d’autunno. Sono venuto al mondo il giorno in cui le foglie cominciano a cadere, il giorno in cui le giornate si accorciano. Da cui, forse, un temperamento disincantato. Mi guadagnavo da vivere allineando parole, in giornali o agenzie pubblicitarie – queste ultime con il vantaggio di pagare di più per un numero inferiore di parole. Mi sono fatto conoscere organizzando feste a Parigi. Questo non ha niente a che fare con le parole, eppure è così che mi sono fatto un nome, probabilmente perché di questi tempi gli allineatori di parole sono ritenuti meno importanti di chi ha la propria foto nelle pagine notturne di qualche rivista.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Ho sorpreso quelli che s’interessavano alla mia biografia quando mi sono sposato per amore. Un giorno, in uno sguardo blu, ho creduto d’intravedere l’eternità. Io, che passavo la vita a correre da una serata all’altra e da un lavoro all’altro per non avere il tempo per deprimermi, mi sono immaginato felice.</p>
<p class="MsoNormal">Anne, mia moglie, era irreale, di una bellezza luminosa, quasi impossibile. Decisamente troppo bella per essere felice – ma questo, l’o scoperto troppo tardi. Restavo a guardarla per ore. A volte lei se ne accorgeva e mi rimproverava: “Piantala di fissarmi”, esclamava, “mi metti in soggezione”. Ma guardarla vivere era diventato il mio spettacolo preferito. I ragazzi come me, che da piccoli si trovavano brutti, sono in genere talmente stupiti di riuscire a sedurre una bella ragazza che la chiedono in sposa un po’ troppo presto.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>Il seguito non è di un’originalità pazzesca: diciamo, per non entrare nei dettagli, che abbiamo preso un appartamento troppo piccolo per un così grande amore. Di colpo, uscivamo troppo spesso, e siamo stati trascinati in un turbine corrotto. La gente diceva di noi:</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>“Escono un sacco, quei due”.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>“Sì, poverini… Deve proprio andargli male!”</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>E non avevano del tutto torto, per quanto fossero ben contenti, una volta tanto, di avere una ragazza carina nelle loro serate glauche.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>La vita è fatta così: non appena siete un minimo felici, si premura di richiamarvi all’ordine.</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span>A turno, fummo infedeli.</p>
<p class="MsoNormal">Ci siamo lasciati come ci eravamo sposati: senza sapere perché.</p>
<p class="MsoNormal">[...]</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><span>L’amore dura tre anni, Frederic Beigbeder</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: x-large;">www.altroquando.com</span></p>
<div><span><br />
</span></div>
<p> </p></div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Altroquando  22gen09</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/01/22/altroquando-22gen09/</link>
		<comments>http://www.altroquando.com/2009/01/22/altroquando-22gen09/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 17:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Settimanali Altroquandiani, yes week end?
Eccomi qua, puntale come ogni martedì mattina a rassegnarvi sulle attività e news about The Altroquando Situescion. 
E ho da dirvi parecchie cosette.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: right;">
<div style="text-align: auto;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><br />
</span></div>
<p><strong>-fieri in fieri-</strong></div>
<div style="text-align: right;">
<div style="text-align: left;">Settimanali Altroquandiani, yes week end?</div>
<div style="text-align: left;">Eccomi qua, puntale come ogni martedì mattina a rassegnarvi sulle attività e news about The Altroquando Situescion. </div>
<div style="text-align: left;">E ho da dirvi parecchie cosette.<a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/libtwo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-996" title="libtwo" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/libtwo.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a></div>
<div style="text-align: left;">Per chi di voi ancora non lo sapesse -cioè i di voi debosciati che passano a trovarci meno di una volta ogni due mesi- ci siamo allargati, stavolta anche in senso spaziale.</div>
<div style="text-align: left;">Di fronte ad Altroquando, dal nulla, è sorta una nuova libreria piena di narrativa e chicche gastronomiche che a scanso di equivoci abbiamo battezzato col nome di Altroquando.</div>
<div style="text-align: left;">E. </div>
<div style="text-align: left;">Al piano inferiore di questo nuovo spazio, c&#8217;è un Luogo, AnderQuando, che si prefigge di catalizzare i flussi energetici, nostri vostri e loro, che ci hanno attraversato in questi 7 anni di vita.</div>
<div style="text-align: left;">Cioè? </div>
<div style="text-align: left;"><em>Close your eyes and use the force to imagine the all (il tutt)</em></div>
<div style="text-align: left;"><em>daradaradà</em></div>
<div style="text-align: left;">Corsi di editoria, scrittura, manicure</div>
<div style="text-align: left;"><em>plin</em></div>
<div style="text-align: left;">degustazioni, abbinamenti, fashion appointment</div>
<div style="text-align: left;"><em>bon</em></div>
<div style="text-align: left;">music, videos, radio and baracchin</div>
<div style="text-align: left;"><em>madaii</em></div>
<div style="text-align: left;">mostre, installazioni, software, evolution </div>
<div style="text-align: left;"><em>uau</em></div>
<div style="text-align: left;">reading, happines, solidarity</div>
<div style="text-align: left;"><em>yeah</em></div>
<div style="text-align: left;">luppolo liquido unito a molto malto con soddisfazione</div>
<div style="text-align: left;"><em>drink</em></div>
<div style="text-align: left;">i prossimi appuntamenti:</div>
<div style="text-align: left;"><span style="font-size: large;"><strong>LUNEDì 26 GENNAIO, ORE 21</strong></span></div>
<div style="text-align: left;"><span><span style="font-size: large;">incontro con le 3 scuole di </span><strong><span style="font-size: large;">Counseling </span></strong><span style="font-size: large;">affiliate all’Istituto Superiore di Apprendimento, </span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span><span style="font-size: large;">ciascuna caratterizzata da una specificità di indirizzo,</span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616; font-size: large;"><a href="http://www.isaroma.net/pags/">more info</a></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;"><br />
</span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;"><strong>VENERDì 6 FEBBRAIO, ORE 18.30 </strong></span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;">presentazione/aperitivo del corso di sceneggiatura minimum fax</span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616; font-size: large;">tenuto da </span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;">FRANCESCA SERAFINI</span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616; font-size: large;">con la partecipazione di</span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616; font-size: large;">DOMENICO STARNONE</span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;">sul &#8220;come fare di un libro un film&#8221;</span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;"><a href="http://www.minimumfax.com/corsi.asp?corsiID=29">very very info</a></span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;"><br />
</span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;"><em>cooming soon</em></span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;"><strong>DOMENICA 15 FEBBRAIO ORE 19</strong></span></span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="color: #161616;"><span style="font-size: large;">la mostra fotografica di </span></span></div>
<div style="text-align: left;">CARLO DI BIAGIO</div>
<div style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1008" title="paginedaricordare" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/paginedaricordare.jpg" alt="" width="500" height="357" /></div>
<div style="text-align: left;">p.s. Domenica saremo al Micca Club, </div>
<div style="text-align: left;">per una cosa seria, ma burlesque (tanta roba)</div>
<div style="text-align: left;"><a href="http://www.miccaclub.com/">tocca qui</a></div>
<div style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1005" title="burlesque" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/burlesque.jpg" alt="" width="430" height="467" /></div>
<div style="text-align: left;">
<div>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">[...]</span></div>
<div style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Il popolo, che sulle prime era rimasto affascinato, si fece inquieto e, come sempre accade, incolpò il re e la regina della scomparsa dell&#8217;azzurro. Inviò delegazioni per chiedere che tornasse l&#8217;azzurro, e si radunò in crocchi irati e rumoreggianti nella piazza del palazzo. I sovrani  si consultarono rassicurandosi reciprocamente, non avevano colpa alcuna di tutto quel verdeggiare, ma si sentivano a disagio, poiché è proprio della natura umana attribuire a se stessi o ad altri esseri umani la responsabilità di tutto ciò che accade. Così consultarono il primo ministro, i sacerdoti e un campione rappresentativo di generali, streghe e maghi. I ministri dissero che non si poteva far nulla, tuttavia giudicavano opportuno predisporre un fondo d&#8217;emergenza per quando si fosse definito un piano d&#8217;azione. I sacerdoti raccomandarono pazienza e costrizione, e come misura curativa generale astenersi dal mangiare lenticchie e consumare più lattuga. I generali sostennero l&#8217;opportunità di attaccare i propri vicini sul confine orientale, perché è sempre utile avere qualcuno da incolpare, inoltre marce e battaglie avrebbero distratto il popolo.</span></div>
<div style="text-align: left;"><span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Streghe e maghi furono unanimi  nel consigliare una ricerca. Un mago assai potente e di solito taciturno, che si era intromesso raramente, ma con grande efficacia, negli affari di stato, uscì dalla sua grotta e disse che si doveva mandare qualcuno, lungo la strada attraverso la foresta al di là del deserto fino alle montagne, a prendere il solitario uccello d&#8217;argento e il suo nido di ramoscelli di frassino.  L&#8217;uccello, aggiunse, era custodito nel giardino cinto da mura del Vecchio delle Montagne, dove si dissetava alla fonte della vita ed era protetto da un cespuglio spinoso &#8211; di spine urticanti &#8211; e da un cerchio intrecciato di fieri serpenti velenosi. Riteneva che lungo il cammino si dovesse escogitare un modo per eludere la vigilanza, ma l&#8217;unico consiglio che poteva dare era quello di procedere sulla retta via, senza mai entrare nella foresta, né nel deserto, né imboccare sentieri rocciosi, ed essere sempre cortesi. Poi torno alla sua grotta.</span></div>
<div style="text-align: left;"><span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Il re e la regina riunirono il consiglio di stato, che era formato da loro stessi, le loro figlie, il primo ministro e una vecchia duchessa, per decidere il da farsi. Il primo ministro osservò che la ricerca, essendo un&#8217;iniziativa concreta, sarebbe piaciuta al popolo, e non avrebbe messo in pericolo il paese. La principessa secondogenita disse che naturalmente lei era disposta ad andare, e la vecchia duchessa si addormentò. Il re disse che bisognava procedere con ordine, inoltre riteneva che dovesse andare la principessa primogenita, dal momento che era la maggiore e ricordava meglio il cielo azzurro. Perché ciò avesse tanta importanza non era chiaro a nessuno, ma sembrava che ne avesse, e la principessa primogenita disse che era felicissima di partire quel giorno stesso, se il consiglio riteneva che fosse la cosa giusta da fare.</span></div>
</div>
<div>[...]</div>
<div><span style="font-size: xx-large;"><span style="font-size: medium;">A.S. BYATT- TRE STORIE FANTASTICHE- EINAUDI</span></span></div>
<div><span style="font-size: xx-large;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: xx-large;">www.altroquando.com</span></span></span></div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Altroquando    23set09</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2008/09/23/altroquando-23set09/</link>
		<comments>http://www.altroquando.com/2008/09/23/altroquando-23set09/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 00:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroquando - News]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Altroquando sta per avere un fratellino, una nuova libreria con uno
spazio particolare dedicato alla gastronomia e non solo. Si chiamerà:
Altroquando (...). Avrebbe potuto chiamarsi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Altroquando    23set09</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">_omline me-</p>
<p class="MsoNormal">[...]<br />
                        Maledetta sia l’arte demoniaca della danza nemica della ragione maschile</p>
<p class="MsoNormal"><span>                       </span>Io spero sempre</p>
<p class="MsoNormal"><span>           </span><span>            </span>Ho questa illusione</p>
<p class="MsoNormal"><span>           </span><span>            </span>Che a un certo punto della nostra vita noi smetteremo di guardare le donne come le guardiamo ora</p>
<p class="MsoNormal"><span>           </span><span>            </span>Con questo misto di bramosia e profonda ammirazione</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>Con questa incomprensibile miscela di desiderio di possesso e bisogno di libertà</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>Con questa dolorosa pulsione al congiungimento della carne e alla comunione delle emozioni</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>Che un giorno ci calmeremo</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>Che ci piacerà davvero, la sera, stare a leggere dei romanzi sudamericani assaporando del porto da un bicchiere di cristallo e fumando dei sigari con la serenità di chi sa che la vita non è sbattersi da un locale all’altro in cerca di un piacere effimero necessario più alla nostra vanità che alla reale crescita di noi stessi</p>
<p class="MsoNormal"><span>            </span><span>            </span>Io ho questa illusione, che un giorno tutto questo finirà<br />
[...]<br />
F.S. </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/apavimentocop.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-852" title="apavimentocop" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/apavimentocop.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Di nuovo Altroquandiani</strong>,<br />
Ho tante di quelle news da darvi che sono rimasto zitto fino ad ora.<br />
Ne dirò due. Propedeutiche a se stesse.</p>
<p class="MsoNormal">1- Altroquando sta per avere un fratellino, una nuova libreria con uno<br />
spazio particolare dedicato alla gastronomia e non solo. Si chiamerà:<br />
Altroquando (&#8230;). Avrebbe potuto chiamarsi AltroquanDos o una l&#8217;Altro e l&#8217;altra Quando (<em>soffri di mal di parole?</em>). Si pensava pure di specializzarla oltre che in gastronomia in letteratura omosessuale così da poterla chiamarla con grande pienezza Libreria Culinaria, ma ci sono state delle pressioni. Dove si troverà? Sempre lì, ad Altroquando, si, insomma&#8230; &#8220;Dall&#8217;Altra Parte dello Specchio&#8221;. Bel nome pure questo, no? Vabbè, passate&#8230;</p>
<p class="MsoNormal">2. A proposito della nuova della nuova (<em>basta prendere una gommina, sai?</em>), per chi abbia presente il pavimento di Altroquando e per chi non l&#8217;abbia mai passato, vi chiedo a brevissimo di inviarmi citazioni, piccoli brani, pippe mentali (di breve vigore) vostre o di affini che vorreste raffigurate all&#8217;interno del nuovo Atroquando (che chiameremo per comodità: Altroquando) o non vorreste raffigurate ma che ritenete <span style="text-decoration: underline;"><strong>soggettivamente</strong></span> (non è un link, ndMC) bellissime.<br />
Mandatemle. Adesso.<br />
Szaaaak.<br />
Gulp.<br />
Cia&#8217;.<br />
Al.</p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/" target="_blank">www.altroquando.com</a></p>
<p class="MsoNormal">[...]</p>
<p class="MsoNormal">Due anni fa, il mio amico Andrea Corda ha scritto un racconto che è arrivato secondo ad un concorso, San Gavino Racconta, è andato alla premiazione ubriaco – Io sono il Bukowski della piana del Campidano -, ha detto al microfono quando è toccato a lui salire sul palco e ricevere il suo piattino di ceramica ricordo, &#8211; Sono un banale scrittore fallito -, ha detto quel pomeriggio in una sala piena di cinquantenni di paese, o almeno così mi ha raccontato Licheri che lui avrebbe detto, così Licheri<span>  </span>ha riportato le sue parole, &#8211; Era incredibile sentirgli fare un discorso così lungo -, mi ha raccontato Licheri, &#8211; Era Corda, capisci?, il sintetico Corda, il lapidario Corda, l’ermetico Corda, e invece era lì in quella sala con il microfono in mano paurosamente ubriaco e in fondo forse deluso dalla mancata vittoria e parlava senza guardare il pubblico ma come fissando i suoi piedi eppure parlava –</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">E avrebbe detto, quel pomeriggio nella sala comunale di San Gavino, il nostro amico Corda – Io sono un narratore così modesto, così inconsistente che non vinco nemmeno i concorsi della parrocchia come questo, io sono uno scrittore votato al fallimento, e quel che peggio è che sono uno scrittore fallito sardo, se fossi un giovane scrittore senza successo nordamericano potrei almeno sperare di diventare un giorno uno scrittore di successo nordamericano e di girare le città del mondo ubriaco e affascinante, Yes, my name is Corda, risponderei alle domande del pubblico e porterei i miei capelli ricci e scuri con arroganza, ma io sono invece soltanto un autore fallito sardo, e se anche finalmente a un certo punto dovessi riuscire a scrivere e pubblicare un grande libro e ad ottenere in questo modo un certo successo di critica e di pubblico, comunque, signori miei, sarei diventato al massimo uno scrittore di successo sardo, e allora la mia sorte sarebbe persino peggiore di quella attuale, perchè dovrei girare per i premi letterari italiani davanti a un pubblico triste come questo di stasera, dovrei parlare dei monti e dei banditi e dei formaggi e dei pastori e dei carabinieri e del velluto e dei gambali e delle tradizioni millenarie e della natura incontaminata e delle spiagge cristalline e della generosità e dell’accoglienza delle nostre genti e tutto questo ciarpame maledetto che ci assilla e ci soffoca da centocinquant’anni, dovrei fare il tour dei Circoli dei Sardi della penisola e andare ospite della televisione nazionale in programmi in cui sarei indicato allo stupito Paese come il pinguino ammaestrato, l’incredibile indigeno dell’isola di Sardegna che sà anche leggere e scrivere, l’ennesimo narratore di una terra inenarrabile, di un mondo arcaico e affascinante fuori dal mondo e dalla modernità, Dio mio –</p>
<p class="MsoNormal">Così avrebbe proclamato Corda nel suo stato di alterazione etilica in una sala pietrificata dalla sorpresa mentre gli organizzatori si chiedevano se non fosse il momento di salire sul palco e togliergli il microfono dalle mani</p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>         </span></span>E in effetti, signori, io non riesco a capacitarmi del fatto che il mio raccontino sia arrivato tra i primi, non riesco a capire come abbia potuto una giuria di paesani come questa premiare un racconto folle e sbrindellato come il mio, non lo capisco, voi siete dei paesani innamorati dell’etnico posticcio, di questo sono profondamente convinto pur non conoscendovi, semplicemente perchè i quattro quinti dei vostri coetanei dell’isola sono così, con i portachiavi dei nuraghe in sughero fatti in Cina, uguali ai siciliani con gli appendichiavi a forma di pupi e ai gallesi con le loro magliette con i draghi e a tutti gli altri piccoli popoli periferici e ridicoli, io sono fermamente convinto che tra le vostre opinioni ci sia, scolpita nel marmo, quella che Grazia Deledda sapesse scrivere davvero, che quella donna che ha osato chiamare un figlio Sardus, che quella meretrice maledetta spacciatrice di luoghi comuni facili e adulterati, che la nostra matrona malefica fosse una narratrice raffinata, e sono sicuro che invece non sapete per esempio chi sono Raymond Carver e Philip Roth, che non abbiate mai letto una sola pagina di questi eccelsi scrittori non sardi, questo ebreo e questo yankee addirittura contemporanei, orrore, voi mi fate schifo -, avrebbe detto Corda all’improvviso diventando rosso paonazzo rubicondo, &#8211; Io voglio dimettermi da sardo, qui e ora a San Gavino davanti a voi, io sono il vostro nipote frocio che scappa a Londra per farsi i cazzi suoi, io sono vostro nipote drogato che scappa ad Amsterdam pur di non morirvi accanto, io sono vostro nipote disoccupato che vuole il sushi e se ne frega del porchetto al mirto e dei dolci di formaggio prodotti da un macchinario cinese in uno stabilimento a Macomer, siamo tutti globalizzati, signori, voi come me, non c’è scelta, è così, prendetene atto, io sono un fallito ma almeno vorrei essere un fallito americano, quanto lo vorrei, un fallito globalizzato, un fallito del mondo, non un patetico scrittore mancato di un’isola assurda, di un paese assurdo come il mio e come il vostro-, così avrebbe detto quella sera il mio amico Corda facendo cadere sul pavimento di quella sala comunale il suo piatto ricordo di ceramica artigianale e spezzandolo in centomila pezzi e provocando un rumore terribile e generando un sentimento di infinito scandalo tra i presenti e inimicandosi per sempre il pubblico dei suoi lettori di San Gavino, secondo quanto racconta il mio amico Licheri che era presente alla scena.</p>
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<p class="MsoNormal"><!--StartFragment--><span><strong>Flavio Soriga, Sardinia Blues</strong></span><!--EndFragment--><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-860" title="altroquandocop" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/altroquandocop.jpg" alt="" width="500" height="332" /></p>
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