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	<title>Altroquando &#187; roth</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Lettera a Berlino &#8211; Ian McEwan &#8211; Einaudi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 16:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[Per chi, come me, è appena tornato da Berlino o per chi è già stato o vorrà presto andarci, questo libro riserverà molte sorprese. L’ho cominciato a leggere a Roma e l’ho finito al ritorno nell’aeroporto di Tegel, dove il protagonista arriva nell’ultimo capitolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-875" title="letteraaberlino" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/letteraaberlino.jpg" alt="" width="250" height="409" /></div>
<div id="citation" style="text-align: center;">Ian McEwan <strong><br />
Lettera a Berlino</strong><br />
Einaudi</div>
<div style="text-align: center;"><strong>di Marco Chieffa</strong></div>
<p><strong><strong><br />
</strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per chi, come me, è appena tornato da Berlino o per chi è già stato o vorrà presto andarci, questo libro riserverà molte sorprese. L’ho cominciato a leggere a Roma e l’ho finito al ritorno nell’aeroporto di Tegel, dove il protagonista arriva nell’ultimo capitolo.<br />
Il romanzo dello scrittore britannico Ian McEwan ricalca le caratteristiche della capitale tedesca: mutevole, in continuo divenire, più volte scomposta e ricomposta, volubile e creativa per la schiera di zuzügler, piena di cicatrici storiche e universali ma anche con il fascino e il fervore della vita spensierata.<br />
L’inglese Leonard Marharm, giovane ed inesperto tecnico elettronico, arriva a Berlino nell’inverno del 1955, reclutato dalla Cia e dall’M16 (tra loro alleati e rivali) per la missione «operazione oro», ovvero lo scavo del tunnel sotto il settore sovietico per spiare le linee telefoniche. In Lettera a Berlino emerge in controluce tutta una città che dopo i bombardamenti, lo spostamento in Urss delle sue industrie, la rivolta del 1953 contro il regime sedata nel sangue dai carri armati, vede la parte ovest come miraggio di benessere.<br />
Berlino è storicamente anche la città della vita notturna e proprio in un locale Leonard conosce Maria, una ragazza tedesca che lo inizia all’amore e al sesso. Il passato della donna con un ex marito violento e dedito all’alcol porta complicazioni che legano i due tragicamente fino a separarli. Solo nel giugno del 1987 grazie ad una lettera Leonard torna a Berlino quando già è stato innalzato il muro che di lì a due anni crollerà sotto i colpi della libertà. Ugualmente quello scambio epistolare è la Wende che riporta i protagonisti indietro nel tempo e apre ad un futuro foriero di gioia e amore.<br />
McEwan riesce abilmente a bilicarsi tra spy-story, sentimentalismo e grand-guignol trasformando la costruzione del «tunnel di Berlino» in un viaggio negli abissi dell’anima tipico di un romanzo di formazione. L’amore è dolce ma anche carico di violenza e disfacimento che va oltre le proprie forze e l’innocenza perduta (The Innocent è il film del 1993 tratto dal romanzo con Isabella Rossellini). Lo scrittore britannico riesce a coinvolgere il lettore nelle gioie e angosce del protagonista e a volte a trasmettere le assurdità dei suoi pensieri, come nel 16° capitolo quando nella notte stessa del fidanzamento la coppia trova l’intruso nell’armadio, o nel 18° con la descrizione della dissezione dei corpi fatta con sega e telone impermeabile (sembra che per scriverlo si sia fatto aiutare da un chirurgo). Lettera a Berlino è in sostanza un libro notevole la cui lettura trasmette al lettore inquietudine, turbamento e immaginazione: tutto ciò che si chiede ad un romanzo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-892" title="muro_di_berlino1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/muro_di_berlino1.jpg" alt="" width="500" height="368" /></p>
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		<title>IL TEATRO DI SABBATH &#8211; PHILIPH ROTH &#8211; EINAUDI</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 12:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[Ragazzi mettetevi comodi e inforcate gli occhiali da sole per proteggervi dalla strabiliante recensione di Marco "Tessera" Chieffa, che deve aver assunto il solito pasticcone di mezzanotte prima della stesura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Ragazzi mettetevi comodi e fate un bel respiro</p>
<p class="MsoNormal">Al.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/einaudi-2allegatoservlet.jpeg"><img class="size-full wp-image-432  aligncenter" title="einaudi-2allegatoservlet" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/einaudi-2allegatoservlet.jpeg" alt="" width="250" height="428" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong> IL TEATRO DI SABBATH &#8211; PHILIPH ROTH &#8211; EINAUDI</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">di Marco Chieffa</p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Quando Philiph Roth, nel 1995, scrive <em>Il teatro di Sabbath</em></span><span> (con il quale vince il National Book Award) realizza il suo romanzo più insolito e maggiormente pieno di energia. Il protagonista è l’ebreo </span><span>Mickey Sabbath, sessantaquattrenne, un tempo burattinaio, dotato nonostante l&#8217;età di sfrenata libidine, un sarcasmo tagliente e creatività scandalosa. Solo dopo la morte della sua amante slava Drenka, una bomba del sesso, Sabbath realizza un viaggio a ritroso nel suo torbido passato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Roth riesce a trascinare il lettore da un piano narrativo all&#8217;altro, dalla voce del narratore a quella del protagonista, dal presente al flash back; si viene piacevolmente irretiti da questa forza e contemporaneamente se ne viene allontanati e disgustati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Lo stile è ironico e assai colto, imbevuto di psicanalisi, laicismo di matrice ebraica e satira pungente. E&#8217; come se Philiph Roth abbia subito l&#8217;incanto dello shtetl (il villaggio ebraico), il luogo principe dell&#8217;immaginario, vagheggiato e spesso mitizzato, amato come solo si può amare l&#8217;eden perduto dell&#8217;infanzia. Lo scrittore, transfuga dallo shtetl, subisce il passaggio da una società preliberale a quella americana capitalistica avanzata, da un </span><span>cosmo regolato da valori trascendenti e superindividuali (quelli della Torah) ad un caos vertiginoso la cui unica legge è il successo del singolo. Il tutto senza passare in maniera intermedia attraverso il secolo dei lumi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Lo scrittore del New Jersey riesce abilmente a tradurre in linguaggio narrativo la divisione creativa che vive la cultura ebraica, bilicata tra l’Hassidismo, ovvero un movimento mistico popolare e di massa contraddistinto dal lato emozionale,<span>  </span>e l’ebraismo talmudico, con la preminenza al lato dialettico-analitico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Le storie che vive l’eroe Sabbath sono di </span><span>ordinaria e quotidiana follia interiore, meno spesso inespressa, il più delle volte teatrale. Nella sua vicenda si può vedere in controluce la storia del t</span><span>eatro ebraico moderno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Non è un caso che la prima compagnia fissa yiddish fu fondata da Goldfaden solo nel 1876. Difatti la tradizione teatrale necessita di una nazione, cioè della coesione stabile di un popolo legato dalla stessa lingua su di un territorio: l’esatto contrario della condizione ebraica nella Diaspora.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Non è nemmeno un avvenimento fortuito che le due compagnie yiddish di maggiore dignità artistica sono state il Goset di Mosca (Teatro Ebraico di Stato) fondato da Granovskij con la sua vena farsesca e l’Habima che incarna il versante misterico. Farsa e mistero, cinismo e raffinatezza, repulsione e tocco magico: è tutto questo il burattinaio dalle dita scandalose oramai segnate dall’artrite.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Siamo di fronte ad uno dei migliori scrittori americani contemporanei</span><span> e a un personaggio che, dalla seconda parte del romanzo in poi (dopo la morte di Drenka), deraglia farsescamente verso la follia e la morte senza però raggiungerla. Sembra di assistere alla leggenda praghese del golem. Il Rabbi Low Moreno (il Mahral di Praga) nelle vesti di Roth, dà vita a un golem-Sabbath per proteggere il proprio “ghetto” letterario. Pentitosi della sua creazione, il saggio Rabbino-Roth giunge alla suprema decisione di distruggerla. Ma non ci riesce nonostante abbia già scritto sulla lapide la stele funeraria:</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Morris Sabbath</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>«Mickey»</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Amato Puttaniere, Seduttore,</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Sodomizzatore e Sfruttatore di Donne,</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Distruttore della Morale, Corruttore della Gioventù</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Uxoricida</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Suicida</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>1929 &#8211; 1994 </span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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