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	<title>Altroquando &#187; zulawski</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>La seconda guerra mondiale nel cinema polacco, Malgorzata Hendrykowska, Istituto Polacco di Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 13:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[70 anni fà iniziava la seconda guerra mondiale e i fotogrammi che si ispirano ad essa continuano a scorrere. Soprattutto per una cinematografia come quella polacca che ha costruito sugli eventi bellici il terreno fertile per svelare la storia e la politica di oggi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>La seconda guerra mondiale nel cinema polacco</strong></em><strong>, Malgorzata Hendrykowska, Istituto Polacco di Roma</strong></p>
<p><a href="http://"><img class="alignleft size-full wp-image-2205" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/passeggera.jpg" alt="" width="150" height="228" /></a> E&#8217; giusto confessare che i libri che più mi piacciono sono quelli che stimolano la lettura di altri libri; o meglio la visione di film e la partecipazione ad opere teatrali; o meglio ancora la condivisione di eventi o manifestazioni pubbliche. Il tutto per accrescere la mia ambizione di completare il libro in questione ed aggiungere così nuovi tasselli.</p>
<p>La rassegna <strong>&#8220;La seconda guerra mondiale nel cinema polacco&#8221;</strong> curata dall&#8217;Istituto Polacco di Roma ha presentato un libro appositamente scritto dalla professoressa Malgorzata Hendrykowska in una serata fantastica arricchita dalla proiezione del capolavoro incompiuto di Munk <em>La passeggera </em>(<em>Pasazerka</em>) e dal documentario <em>Il ritrattista </em>(<em>Portrecista</em>) di Dobrowolski. L&#8217;analisi, attraverso filoni e tematiche, verte sui più importanti film polacchi che hanno affrontato la seconda guerra mondiale in Polonia dal 1 settembre 1939 (quando l&#8217;esercito tedesco varca le frontiere polacche) al 28 luglio 1945 (data di nascita a Varsavia del Governo Provvisorio di Unità Nazionale).</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-2195" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/dannati.jpg" alt="" /></p>
<p>L&#8217;evento sembra provvidenziale a me &#8220;posseduto&#8221; da <em>amour fou </em>verso il regista <a href="http://www.altroquando.com/2009/06/11/il-cinema-di-andrzej-zulawski/">Andrzej Zulawski</a>. Non è forse vero che il 17 settembre 1939, alla notizia dell&#8217;entrata dell&#8217;esercito sovietico in Polonia, lo scrittore Miroslaw Zulawski fugge verso est a Leòpoli dove un anno dopo nascerà Andrzej? Oppure sarà importante che il giovane Zulawski alla fine del corso di montaggio presso la scuola di cinema francese Idhec di Parigi scriva un saggio-tesi su <em>Kanal</em> (<em>I dannati di Varsavia</em>) di Andrzej Wajda? Proprio questo film è considerato da Malgorzata Hendrykowska il simbolo per quella generazione di polacchi che aveva vent&#8217;anni all&#8217;epoca della guerra e non riuscirà dopo a partecipare alla costruzione &#8220;monumentale&#8221; dell&#8217;orgoglio nazionale ma semmai tenterà di demitologizzare la storia nazionale per cominciare a rivelare la verità. Le sorti della cosiddetta scuola cinematografica polacca (1957-60) si intersecano con il cinema di guerra fino alla delibera del Comitato Centrale nel 1960 quando si attacca la &#8220;nera visione&#8221; che infanga l&#8217;eroismo, alla stregua dei nostri <em>Ladri di biciclette</em> e <em>Sciuscià</em>.</p>
<p>Nel libro della Hendrykowska viene citato nell&#8217;elenco finale dei 101 film di guerra <em>La terza parte della notte </em>di Zulawski, anche se sfiora solo il tema della guerra e della sofferenza in essa insita. Fare il &#8220;nutritore di pulci&#8221; in un istituto che prepara il vaccino contro il tifo per l&#8217;esercito tedesco significa sfamare una famiglia e contribuire all&#8217;insurrezione e alla resistenza polacca.</p>
<p>Questo libro nella sua precisa ricostruzione storico-cinematografica è impreziosito da molte sorprese. A cominciare da un&#8217;immagine in cui si raffigura un giovane Roman Polanski nelle vesti di attore in <em>Generazione</em> (1954), primo film di Wajda.</p>
<p><a href="http://"><img class="alignleft size-full wp-image-2196" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/lotna.gif" alt="" width="500" height="360" /></a>Il merito è della ricchezza della cinematografia polacca che ad esempio per raffigurare l&#8217;inizio del conflitto si affida alla storia di una giumenta (il film è <em>Lotna</em> del 1959 sempre di Wajda) che passa di mano in mano a tutta la cavalleria fino a morire portando via con sè un&#8217;intera civiltà.</p>
<p>Naturalmente Hendrykowska cita anche i film che riportano in vita ricordi ed episodi eroici e sacrificali, come <em>&#8230;dovunque tu sia, signor sindaco&#8230; (&#8230;gdziekolwiek jestes, panie prezydencie&#8230;</em>) che parla del sindaco di Varsavia Starzynski che anche dopo l&#8217;arrivo della Gestapo rimane senza fuggire, perfetto capitano di una nave senza speranza.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2199" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/katyn.jpg" alt="" width="278" height="400" /> Il pregio de <strong>La seconda guerra mondiale nel cinema polacco</strong><em> </em>è di accostare questa mitologia conclamata al tabù del crimine di Katyn infranto da Wajda nel 2007, quando racconta delle fosse comuni fatte dai sovietici di Stalin. Oppure di sottolineare come la politica e la censura abbiano accompagnato il tema della guerra, come nel caso del compositore Szpilman la cui storia avrebbe dovuto costituire un film già nel 1945 e vede la luce solo nel 2002 grazie a Polanski nel film <em>Il pianista</em>. O ancora citare addirittura tre versioni di un film, <em>La casa perduta </em>(<em>Dom na pustkowiu</em>), sul dramma di guerra di Rybkowski: l&#8217;ultima è &#8220;finalmente&#8221; depositaria di posizioni &#8220;utili&#8221; e &#8220;necessarie&#8221; all&#8217;Esercito Popolare comunista, per offuscare anche i film della scuola cinematografica polacca.</p>
<p>La guerra è anche genere d&#8217;azione e commedia, ad esempio nella serie televisiva di culto composta da otto episodi <em>Una posta in gioco più alta della vita </em>(<em>Stawka wieksza niz zycie</em>), 1968; ma soprattutto è ricostruzione documentaristica come nel già citato <em>Il ritrattista</em> (2005) dove Brasse racconta la sua esperienza di fotografo del campo di concentramento di Auschwitz e della sua impossibilità dopo la guerra di fare altri scatti. I segni e le mutilazioni lasciati riguardano il gruppo di persone che attende il treno nel film <em>Due ore </em>ambientato nell&#8217;immediato dopoguerra, ma anche gli spettatori di questo film che devono aspettare 11 anni, visto che nel 1946 è giudicato troppo pessimista per l&#8217;epoca socialista da avviare.</p>
<p><a href="http://"><img class="alignright size-full wp-image-2201" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/kieslwoski.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Concedetemi un ultimo vezzo. Parlare del cinema polacco per me significa citare Kieslowski: è più forte di me! Mi chiedo perchè mai la prof Malgorzata Hendrykowska non abbia citato il suo documentario <em>La fotografia </em>(<em>Zdjecie</em>) del 1968. Esso nasce da una foto mostrata da Karabasz (suo maestro della scuola di Lodz) che ritrae due bambini di quattro e sei anni armati di fucile e berretti dell&#8217;esercito mentre sorridono. Il film si basa sulla ricerca appassionata da parte di Kieslowski di questi due bambini di un tempo, fino a che li trova e filma la loro emozione.</p>
<p>Ma poi capisco che è solo un primo documentario professionale realizzato per la televisione polacca: in fondo è giusto e non poteva essere inserito nel libro. Ancora una volta la prof ha ragione. Grazie dottoressa Hendrykowska per la testimonianza che ci hai dato. E grazie all&#8217;Istituto Polacco di Roma per la preziosa regia.</p>
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		<title>Il Cinema Di Andrzej Zulawski-Michele Salimbeni-Res Edizioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 18:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Ci sono libri sul cinema che si limitano a raccontare da semplice spettatore film e registi. Questo libro è invece una gemma nel genere perchè a scriverlo è un regista cinematografico e teatrale che entra nella materia in maniera creativa. E poi si crea una miscela stimolante e direi alchemica con l'oggetto dell'analisi: un regista geniale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono libri sul cinema che si limitano a raccontare da semplice spettatore film e registi. Questo libro è invece una gemma nel genere perchè a scriverlo è un regista cinematografico e teatrale che entra nella materia in maniera creativa. E poi si crea una miscela stimolante e direi alchemica con l&#8217;oggetto dell&#8217;analisi: un regista geniale, innovatore, visionario, &#8220;filosofo&#8221;, maledetto e scarsamente distribuito in Italia come Andrzej Zulawski (si pronuncia Andjei Joulawski).</p>
<p>Si citano le sue 4 aiuto-regia (in particolare con Wajda), i suoi 3 ruoli di attore, 1 suo soggetto cinematografico, le 3 regie teatrali, i suoi 2 saggi; ma soprattutto si analizzano con uno stile accattivante e competente (l&#8217;autore Michele Salimbeni ha lavorato per Citti e Dario Argento, si è impegnato in ricerche teatrali basati sugli studi dell&#8217;antropologo-filosofo Edward T. Hall e sul rito &#8220;teatrale&#8221;) le 12 regie (più 2 mediometraggi per la tv polacca inficiati dal regime) e i 9 romanzi (più 3 romanzi brevi e una raccolta di poesie). Salimbeni focalizza la capacità del regista polacco di affrontare l&#8217;angoscia partendo però dalle tenebre verso la luce, dirigendosi verso di lei in un olocausto (che significa etimologicamente &#8216;ciò che sale&#8217;).</p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/film_zulawski.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1691" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/film_zulawski-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a></p>
<p>Tutto è magico nella vita di Zulawski, a cominciare dalla città natale Leòpoli, nel 1940 terra polacca ed ora appartenente all&#8217;Ucraina. Dietro il papà ambasciatore deve trascorrere l&#8217;infanzia a zonzo tra Praga, Varsavia e soprattutto Parigi, dove a 5 anni arriva con una benda sull&#8217;occhio sinistro a causa di una bomba.</p>
<p>Salimbeni sottolinea come Zulawski aggiunga in maniera originale a temi tipici del surrealismo la verticalità; gli obiettivi larghi che inquadrano i personaggi negli ambienti deserti, le inquadrature bunueliane delle gambe, la figura del doppio si sommano al motivo zulawskiano delle scale che vanno verso l&#8217;alto.</p>
<p>L&#8217;immagine in <em>La terza parte della notte</em> di un viso femminile coperto di sangue in primo piano che cola sulla fronte su uno sfondo blu ha la stessa pregnanza del taglio dell&#8217;occhio di <em>Un chien andalou</em>.</p>
<p>Ne <em>Il diavolo</em> (film per il quale lascia la Polonia costretto dalla censura) la presenza diabolica che danza attorno al protagonista ripresa da una mdp a mano che si muove volando circolarmente, è la prova che il mondo è una danza &#8220;epilettica&#8221; (vero Nietzsche?).</p>
<p>Zulawski non trova pace nemmeno in Francia quando gira <em>L&#8217;importante è amare</em>, film che ama di meno perchè nell&#8217;Europa occidentale non ha più la libertà totale sui dialoghi e si vede tagliare alcune scene.</p>
<p>Allora torna in Polonia per girare <em>Sul globo d&#8217;argento</em> usando tre linguaggi cinematografici diversi: soggettiva con mdp che passa di mano in mano, obiettivo larghissimo, zoom e carrellate hollywoodiane. Ma il film girato nel 1977 rimane congelato negli archivi di stato fino al 1989.</p>
<p>Salimbeni ci racconta come il suo capolavoro <em>Possession</em> (film a mio avviso geniale quanto il miglior <a href="http://www.altroquando.com/2008/09/12/interpretazione-tra-mondi-il-pensiero-figurale-di-david-lynch/">Lynch</a>) nasce in soli 10 giorni con Zulawski che scrive in un hotel a New York  affacciato da una finestra davanti ad un muro. La scena famosa della metropolitana con Adjani epilettica era già stata scritta nel romanzo <em>Negli occhi della tigre</em>.</p>
<p><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/possession_zulawski.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1692" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/possession_zulawski-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>La grammatica dei suoi film è correlata alla geometria: i movimenti vertiginosi della mdp in <em>Amore balordo</em> sono obliqui lungo linee diagonali, mentre erano circolari in <em>Possession </em>e orizzontali in <em>La femme publique</em>. Anche la sperimentazione teatrale è centrale, puntando sul concetto grotowskiano di &#8220;attore santo&#8221; che supera ogni blocco psico-fisico per donarsi completamente. La regia nella sua alternanza di delirio e delicatezza segue l&#8217;attore disarticolato che utilizza il corpo in maniera espressiva.</p>
<p>Dopo il crollo del regime comunista Zulawski rientra in Polonia per girare <em>La sciamana</em> e cambia tutto quanto: in un&#8217;atmosfera magica sul set, senza scrivere la sceneggiatura, con un&#8217;attrice studentessa e la steady-cam come l&#8217;unico protagonista.</p>
<p>Il percorso tracciato da Salimbeni si ferma al 5 aprile del 2000 quando nelle sale esce <em>La fedeltà</em>, film che considera come il suo capolavoro.</p>
<p>A noi non rimane che leggere e far leggere questo libro prezioso, unica pubblicazione specifica sul cinema di Andrzej Zulawski. Non ne troverete altri e la qualità del libro è merito della Resedizioni, casa editrice che nasce a Sarzana in Lunigiana, terra che ha avuto un ruolo importante nella cultura e nella diffusione della cultura libraria.</p>
<p>Magari si può aggiungere la visione dei dvd del regista polacco prodotti dalla Rarovideo. E chiederci come mai dal 2000 non ci siano più film di Zulawski, magari chiederlo a lui stesso iscrivendoci al suo gruppo su Facebook.</p>
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